Elezioni americane, occhio al Senato

Un presidente democratico, con un Senato repubblicano, non va da (quasi) nessuna parte. E un presidente repubblicano (anche se si chiama Donald Trump) con un senato a guida democratica ha le mani legate
5 NOV 20
Ultimo aggiornamento: 17:26
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E poi c’è il Senato.
E, anche se stiamo tutti pensando solo alla presidenza e a quel 270 che tarda ad arrivare, il voto per il senato non è per nulla un voto di secondo piano. Anzi. Perchè un presidente democratico, con un Senato repubblicano, non va da (quasi) nessuna parte. E un presidente repubblicano (anche se si chiama Donald Trump) con un senato a guida democratica ha le mani legate.
Quindi, per sapere davvero se chi, alla fine, vincerà queste elezioni le vincerà davvero, occorre guardare al Senato e ai suoi 30 seggi in palio (nota: il Senato USA ha 100 seggi, due per Stato, e si rinnova di un terzo alla volta ogni due anni; chi vince resta in carica sei anni).
Al solito, qui la situazione è in bilico, con buona pace del fatto che i democratici fossero favoriti. Favorita oltre che dai sondaggi, anche dall’aritmetica. Al momento la maggioranza repubblicana è di 53 a 47, il che significa che ai democratici basta strappare 4 seggi ai repubblicani per controllare l’intero congresso (la Camera dei Rappresentati è solidamente democratica).
In questo momento, a quasi 24 ore dall’inizio dello scrutinio, la situazione è di perfetta parità.
Due vittorie, queste ultime, che ai democratici non servono. Possono fare loro piacere certo, ed è meglio che non averle, ma per come stanno le cose adesso, non servono a niente.
Il Senato, con questi numeri, e con gli altri seggi destinati a non cambiare colore (tranne quello dell’Alabama, che passerà dai democratici ai repubblicani), resterà sotto il controllo repubblicano, seppure per un soffio (52 a 48). E questo, se Biden dovesse diventare presidente, potrebbe azzoppare la sua presidenza prima ancora di farla cominciare. E soprattutto potrebbe dare, se ce ne fosse bisogno una volta di più, anche la dimensione di quanto solida e concreta sia la presa del trumpismo sull’elettorato americano.