Esteri
Editoriali •
C’est si Beaune. Il ministro francese, l'omosessualità e la lotta per la tolleranza
Il ministro per gli Affari europei del governo Macron è gay, ma la battaglia per esercitare liberamente e responsabilmente i nostri diritti non è di gender: è europeista

C’è uno scontro in corso in Europa che ha a che fare con i diritti, ma non è il solito dibattito etereo da grandi sistemi, di quelli che fanno sentire l’entità sovranazionale europea come un alieno venuto da Marte. No, questo scontro ha a che fare con la nostra vita quotidiana, con le libertà che esercitiamo tutti i giorni, nelle nostre piccole azioni private e collettive, con i desideri, le aspirazioni, i sogni. Ne abbiamo avuto un assaggio la settimana scorsa, quando ci siamo trovati di fronte a un politico ungherese che fa sesso con altri uomini in un’orgia a Bruxelles: la faccenda è stata trattata con tutto il moralismo e la prurigine possibili, l’ultraconservatore omofobo che invece, guarda un po’, è gay.
In realtà la storia è un’altra, ed è proprio qui che sta lo scontro: il modello illiberale che l’Ungheria e altri paesi propongono non è convincente nemmeno per i suoi stessi architetti, perché tutti quanti, noi umani, tendiamo verso la possibilità di esercitare liberamente – e responsabilmente – i nostri diritti. Un altro esempio in questo senso è arrivato ieri da Clément Beaune, ministro per gli Affari europei francese, che su queste pagine qualche giorno fa ha raccontato che la potenza europea si basa proprio sulla sua libertà. In altri tempi, sarebbe stato banale: oggi è necessario, perché gli antieuropeisti contestano all’Europa proprio questo esercizio di libertà – responsabile, lo ripetiamo, la libertà senza responsabilità non è un modello, è cannibalismo.
Nell’anticipazione di un’intervista al magazine gay Têtu che sarà pubblicata oggi, Beaune dice: “Sono gay, non ho alcun problema a dirlo”, e l’omosessualità “non è stata un ostacolo”. Il ministro dice di voler andare a visitare le “Lgbt free zone” della Polonia il prossimo anno, ma “non voglio che si pensi che combatto contro queste zone in cui la comunità Lgbt non è accettata perché sono gay. Sarebbe insultante dirmi che guido questa battaglia per me stesso. Ma come ministro ho una responsabilità ulteriore: devo combattere per la tolleranza”. Lo scontro è tutto qui, non nel moralismo pruriginoso ma tra tolleranza e intolleranza. E lo vedete anche voi chi vince.