Anche Lukashenka ha la sua ossessione

Viktar Barabaryka, lo sfidante del dittatore ha inventato i cuori ed è in prigione da giugno
19 FEB 21
Ultimo aggiornamento: 16:42 | 6 LUG 21
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Roma. Il dittatore bielorusso Aljaksandr Lukashenka è pronto a passare alla repressione totale contro i manifestanti che da agosto protestano per chiedere nuove elezioni libere e trasparenti. Non che finora il regime non abbia represso, arrestato, picchiato, multato e anche ucciso, ma è deciso a fare un passo ulteriore: delle leggi per mettere fine alle manifestazioni. Questa settimana le forze dell’ordine hanno perquisito gli appartamenti di oltre quaranta giornalisti indipendenti, attivisti e difensori dei diritti umani. Ieri due giornaliste, Darya Chultsova e Katsiaryna Andreyeva, sono state condannate a due anni di prigione per aver ripreso e trasmesso una protesta iniziata spontaneamente dopo che un gruppo di agenti in borghese aveva picchiato Raman Bandarenka, fino a ucciderlo. Il ragazzo stava appendendo nastri bianchi e rossi, i colori della protesta, per le strade del suo quartiere. Durante il processo Darya Chultsova e Katsiaryna Andreyeva sorridevano, si abbracciavano, promettevano che prima o poi i bielorussi avrebbero vinto: “Lukashenka non può spezzarci”. La sensazione è proprio questa, che i bielorussi abbiano portato la loro lotta pacifica talmente lontano, che abbiano sopportato così tanto – morti, arresti, umiliazioni – che non sono pronti a tornare indietro e a riconsegnare la nazione a Lukashenka, che ne detiene il potere, ma ormai senza più legittimità.
L’opposizione è sparpagliata, in esilio o in carcere, ma c’è un uomo che il dittatore teme più degli altri. Come Vladimir Putin ha la sua ossessione, Alexei Navalny, anche Lukashenka ha la sua: Viktar Babaryka, nonostante due oppositori siano diversi profondamente. Babaryka è un banchiere, capo della Belgazprombank, e si è dimesso per sfidare il dittatore alle elezioni presidenziali dello scorso anno. La sua campagna elettorale andava così bene che a giugno il banchiere aveva già raccolto più di 430 mila firme, per candidarsi ne bastano centomila. I sondaggi erano talmente a suo favore che Lukashenka diede ordine di non pubblicarli più. Poco dopo, a fine giugno, è stato arrestato con l’accusa di corruzione e riciclaggio di denaro. E Lukashenka pensava così di essersi liberato dei suoi avversari più pericolosi, ma Babaryka dal carcere aveva suggerito agli organizzatori della sua campagna elettorale di aiutare Sviatlana Tikhanovskaya, unica candidata libera e moglie del blogger inventore della protesta delle pantofole, anche lui in prigione. L’aiuto di Babaryka è stato determinante, Tikhanovskaya era inesperta, ma a sostenerla erano arrivate persone competenti. Una su tutte: il capo della campagna del banchiere, Maria Kalashnikava, la flautista che rispondeva alla polizia con i cuoricini – il simbolo della campagna elettorale del banchiere – in carcere anche lei.
La fine può essere lunghissima per il dittatore, al quale non è rimasto altro che darsi appuntamento con Putin. Si vedranno lunedì prossimo, dopo il congresso di due giorni in cui Lukashenka questa settimana avrebbe dovuto delineare quali sono le riforme necessarie al paese, mesi fa ha promesso una nuova costituzione, e adesso deve rendere conto a Putin dei progressi.