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La scelta progressista di Papa Francesco per il nuovo vescovo di Parigi
Laurent Ulrich succede a mons. Aupetit. La sua elezione è un segno di rottura. Finisce un’era durata 40 anni
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28 APR 22
Ultimo aggiornamento: 11:14 AM | 28 APR 22

(Foto di Ansa) <br />
Cinque mesi dopo le dimissioni dell’arcivescovo Michel Aupetit, il Papa ha nominato la nuova guida della diocesi parigina. E’ Laurent Ulrich, attuale arcivescovo metropolita di Lille. Primo dato fattuale: il prescelto ha 70 anni e mezzo, il che indica chiaramente che si tratta di una soluzione-ponte, un episcopato “di transizione” che ha l’obiettivo di calmare il mare agitato della diocesi parigina (spaccatura profonda nel clero locale, la presunta relazione di mons. Aupetit c’entra poco o nulla). Un quinquennio per sistemare le cose – Ulrich ha fama di pragmatico amministratore – prima di girare definitivamente pagina. In che senso? Semplice. La sua nomina rappresenta una sterzata decisa alla “politica” della Chiesa parigina seguita nell’ultimo quaratennio, da quando cioè Giovanni Paolo II nominò Jean-Marie Lustiger arcivescovo in sostituzione del progressista François Martyh. Dopo Lustiger, fu la volta di André Vingt-Trois, quindi di Aupetit. Una linea che, seppure con qualche ovvia differenza, era la medesima. Mons. Ulrich non è parigino (il che era auspicato da parecchi coinvolti nella scelta del successore di Aupetit) e, soprattutto, ha un profilo molto più “sociale” e vicino a Papa Francesco rispetto ai predecessori.
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Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.