Esteri
I fronti della guerra lunga •
Putin sognava il trionfo di Stalin e si ritrova nei panni di Brežnev
Le azioni di guerriglia ucraina nei territori proibiti sotto il controllo di Mosca e i piani per riconquistare Kherson, ormai città di fantasmi

Le autorità dell’oblast di Kherson, non quelle elette, ma quelle volute da Mosca, hanno chiesto al Cremlino di riconoscere la regione come parte della Russia e a breve potrebbe esserci un referendum in stile Crimea: la penisola venne annessa tramite una votazione non riconosciuta. Le autorità ucraine hanno detto che sono pronte a riconquistare Kherson, che non la lasceranno mai ai russi, per quanto bene si siano insediati. Non sappiamo se abbiano dei piani per contrattaccare, per portare avanti una controffensiva come quella di Kharkiv, zona che sembrava perduta. A Kherson la situazione è diversa, è la prima grande città ucraina caduta in mano russa, è vicina alla Crimea che Mosca sta armando sempre di più, ma gli ucraini hanno dimostrato di saper compiere azioni anche in un territorio che non controllano più, come nel Donbas, o che non è loro, come in Russia.
Il generale Yakov Rezantsev, quando comunicò alle sue truppe che avrebbero attaccato l’Ucraina, disse: “Questa operazione finirà presto”. La conversazione fu intercettata. Rezantsev è stato ucciso a marzo vicino a Kherson e i suoi uomini, se vivi, combattono ancora un conflitto sempre più logorante. Putin ha accettato la guerra lunga perché non può fare altro, ma anche nel Donbas il suo esercito si ritrova a fronteggiare la resistenza ucraina, che riesce a fare azioni di guerriglia anche in un territorio che non si presta. Putin sperava nella grande vittoria: non l’ha mai dichiarato, ma puntava a un trionfo simile a quello ottenuto da Stalin alla fine della Seconda guerra mondiale. Sta invece trascinando la Russia in una guerra potenzialmente infinita, come fece Leonid Brežnev con i soldati sovietici in Afghanistan.
Di più su questi argomenti:
Micol Flammini è giornalista del Foglio. Scrive di Europa, soprattutto orientale, di Russia, di Israele, di storie, di personaggi, qualche volta di libri, calpestando volentieri il confine tra politica internazionale e letteratura. Ha studiato tra Udine e Cracovia, tra Mosca e Varsavia e si è ritrovata a Roma, un po’ per lavoro, tanto per amore. Nel Foglio cura la rubrica EuPorn, un romanzo a puntate sull'Unione europea, scritto su carta e "a voce". E' autrice del podcast "Diventare Zelensky". In libreria con "La cortina di vetro" (Mondadori)




