A Kyiv, tra il bunker e McDonald’s, pure la voglia di normalità è sotto attacco

Sedici raid russi solo a maggio, e il ribaltarsi continuo dei ruoli per cui non sono i russi che devono giustificare la loro aggressione, ma gli ucraini che devono giustificare la loro difesa
30 MAG 23
Ultimo aggiornamento: 04:00
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Sedici attacchi aerei su Kyiv soltanto nel mese di maggio: ieri due, uno durante la notte e uno sei ore dopo, di mattina, dopo che nel fine settimana, alla vigilia del compleanno della capitale ucraina – 1.541 anni dalla sua fondazione – erano stati lanciati dall’esercito russo 40 droni di produzione iraniana. La capacità di difesa dell’Ucraina è impressionante: quasi la totalità dei missili e dei droni è stata intercettata, alcuni cadono e fanno danni, anche i pezzi dei missili intercettati cadono e fanno danni, feriti e morti (non è stata colpita solo Kyiv, i bombardamenti sono come sempre sparsi e indiscriminati). Lo scopo del Cremlino è logorare la difesa aerea ucraina tanto efficiente, e per questo gli attacchi sono diventati più frequenti e più intensi: la retorica degli “obiettivi strategici” propagandata da Vladimir Putin e dai putinisti è sempre stata una finzione, ora lo si vede più chiaramente perché non viene neppure più citata. E si consolida il deliberato obiettivo terroristico: nessun ucraino deve e può vivere una vita normale, da nessuna parte, men che meno a Kyiv – deve vivere nel terrore.
Il video dei ragazzini che corrono impauriti era ovunque, come se gli ucraini dovessero dare un’ulteriore dimostrazione al mondo: guardate che noi abbiamo paura, che i nostri figli gridano e piangono, che le sirene ci fanno tremare e iniziamo a correre o pensiamo alla nonna a casa che correre non può e come farà?, farà in tempo a mettersi al sicuro? Ieri, nell’attacco notturno, secondo i dati del comune di Kyiv, novemila cittadini sono andati a rifugiarsi nelle stazioni sotterranee della metropolitana (di questi 1.120 bambini); nell’attacco della mattina, le persone nel bunker-metropolitana erano 40 mila. Arrivavano affannati, si calmavano, si aiutavano e poi si rimettevano a lavorare, studiare, telefonare: c’era anche una coppia di sposi che era nel mezzo della cerimonia e ha dovuto correre nel rifugio, la sposa si è messa su una seggiola, giocava con i capelli, lo sposo l’ha baciata, ridevano, e tutti intorno facevano filmati e congratulazioni. E’ la normalità di Kyiv, questa, e la metropolitana intanto continua ad andare.