La strategia dell'Arabia Saudita di pensare già al dopo

I sauditi abbattono un missile lanciato contro Israele e con la Davos nel deserto mostrano che certe "normalizzazioni" sono inarrestabili
26 OTT 23
Ultimo aggiornamento: 05:40
Immagine di La strategia dell'Arabia Saudita di pensare già al dopo
Il 7 ottobre stesso, quando i terroristi si aggiravano ancora per i kibbutz, facevano avanti e indietro tra la Striscia di Gaza e Israele, uccidevano e rapivano cittadini, dal Libano, i militanti sciiti di Hezbollah avevano detto, per primi, lodando l’attacco contro lo stato ebraico, che era un messaggio al mondo arabo, alla comunità internazionale e in particolare a coloro “che cercano la normalizzazione con questo nemico”. Lo aveva detto Hassan Nasrallah, il leader di Hezbollah, che quando parla esprime la sua posizione e anche quella dell’Iran. Il colpo a Israele doveva essere quindi un colpo contro la normalizzazione, contro gli Accordi di Abramo e contro il tassello più ambìto di questi accordi: l’Arabia Saudita. Tra Gerusalemme e Riad, prima e dopo il 7 ottobre, non c’era nulla di ufficiale, ma alcune cose hanno già iniziato a funzionare e non si sono interrotte.
L’Arabia Saudita sta ospitando in questi giorni un forum economico che viene chiamato la Davos nel deserto, il cui obiettivo è dimostrare che nonostante tutto il paese è aperto agli investimenti. Una fonte del governo ha raccontato al Financial Times che per i sauditi la situazione a Gaza è “molto molto triste, ma non vogliono farsi distrarre”. Dopo il 7 ottobre Riad ha sospeso i colloqui con gli Stati Uniti e Israele, il principe ereditario Mohammed bin Salman ha chiamato il presidente iraniano Raisi, ed è stata una cosa inedita, poi ha parlato anche con il presidente americano Joe Biden: lo sforzo è tutto volto a fermare un conflitto più ampio. L’Arabia Saudita non ha intenzione di placare le sue ambizioni economiche e per portarle avanti ha bisogno che la normalizzazione continui. Un processo iniziato e difficile da arrestare. (m.fla)