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Friedrich Merz (Ansa)
Editoriali
Dopo la vittoria di Merz l'Europa ci ripensa sul nucleare?
La linea del leader della Cdu e di Meloni può segnare una svolta nell’Unione Europea. Superata la postura antinucleare della Germania, finora principale ostacolo al cambio di rotta in sede europea, forse è il momento di andare oltre il forte senso di insicurezza
Negli anni Settanta, le crisi petrolifere spinsero molti paesi a investire massicciamente nell’energia nucleare per emanciparsi dai paesi Opec. Poi l’atomo si è avviato verso un lento declino, vuoi per gli alti costi dei nuovi reattori, vuoi per le pressioni dei gruppi antinucleare sulla scia prima di Chernobyl e poi di Fukushima, vuoi infine per l’arrivo sul mercato di grandi volumi di gas e rinnovabili a basso costo. Con la crisi del gas nel 2022 e l’impegno europeo per abbattere le emissioni le cose sono cambiate; ora l’esito delle elezioni tedesche potrebbe imprimere la svolta determinante. Il futuro cancelliere, Friedrich Merz, non ha mai nascosto il suo favore per l’atomo e ha apertamente criticato la scelta di Angela Merkel (e poi di Olaf Scholz) di chiudere le centrali esistenti.
La postura antinucleare della Germania è stata finora il principale ostacolo al cambio di rotta anche in sede europea, nonostante le indiscutibili credenziali climatiche del nucleare (riconosciute dalla Tassonomia degli investimenti sostenibili). Se adesso Berlino cambia rotta, gli equilibri europei possono rovesciarsi. Alla schiera dei tradizionali sostenitori del nucleare, guidata dalla Francia, si stanno aggiungendo due membri di peso: la Germania, appunto, e l’Italia, che a breve dovrebbe varare la bozza di legge delega per il ritorno al nucleare.
La situazione è per certi versi simile a quella di cinquant’anni fa: un forte senso di insicurezza e la volontà di ridurre la dipendenza dall’estero, con in più l’imperativo di tagliare le emissioni senza pregiudicare la competitività delle imprese. L’industria tedesca da tempo chiede di ripensare la politica nucleare: le rinnovabili, quando superano un certo livello, rischiano di far esplodere i costi dell’elettricità, anziché aiutare a contenerli. E’ una congiuntura forse irripetibile per ammettere che, dal punto di vista del clima e della sicurezza energetica, il nucleare è equivalente alle rinnovabili; quindi la partita dovrebbe giocarsi sul mercato, senza essere predeterminata dalle regole. Se non ora, quando?