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Editoriali

Chi si rivede al Bundestag con l'AfD

Redazione

Due terzi dei 152 deputati del partito sono matricole, alcuni di questi con simpatie e legami con il neonazismo. Alice Weidel è priva della forza di imporsi anche sui più impresentabili

Nel nuovo Bundestag, con 152 deputati (di cui solo 18 donne), l’AfD ha il secondo gruppo più grande. E’ dunque vero che la formazione sovranista è sotto ogni profilo l’opposto dei Verdi. Presso i Grünen (85 deputati), le donne sono il 61 per cento, pari a 52 deputate. Fatto ancora più interessante, due terzi dei 152 deputati di AfD sono matricole. Fra i neoeletti della Turingia ci sono Stefan Möller, Torben Braga e Robert Teske, uomini di fiducia del discusso leader regionale, Björn Höcke. Da Dresda viene Thomas Ladzinski, già presidente dell’organizzazione giovanile “Junge Alternative”, classificata come estremista dai servizi di intelligence. Fra le poche donne spicca Birgit Bessin, che nel 2020 era stata esclusa dall’AfD per aver nascosto la propria appartenenza a un’associazione neonazista.

Poi ci sono i volti noti. Si comincia dal 48enne già eurodeputato Maximilian Krah, che si era fatto notare sia per aver dichiarato meno di un anno fa che “non tutte le SS erano criminali di guerra” – guadagnandosi l’allontanamento dal gruppo a Strasburgo – sia perché il suo assistente all’Europarlamento, Jian G., tedesco di origini cinesi, è stato arrestato con l’accusa di “attività di spionaggio”. Più recente è la notorietà acquisita da quel gran burlone di Matthias Helferich, neodeputato amburghese che in passato si è presentato come “il volto umano del nazionalsocialismo”. Sui due pendeva un’indagine interna del partito ma alla prima riunione informale dei neoletti la dirigenza si è affrettata a integrarli nel nuovo gruppo. Un filo di perle al collo di Alice Weidel non basta dunque a rassicurare sulle buone intenzioni, e borghesi, del partito. Alice non è né Marine Le Pen  né Giorgia Meloni  – e difatti a Strasburgo, l’AfD ha un gruppo tutto per sé. Ma soprattutto Weidel prima ancora dell’intenzione di muovere verso il centro è priva della forza di imporsi anche sui più impresentabili, confermando che, prima ancora che un partito, AfD è una federazione di cani sciolti. Alcuni rabbiosi.

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