(foto EPA)

editoriali

La “reciprocità” al rialzo di Trump

Redazione

I dazi sull’automotive sono un colpo per l’Ue, soprattutto per Germania e Italia

La notizia buona, anticipata ieri dal Wall Street Journal, è che Donald Trump sta pensando a dazi più contenuti rispetto a quanto aveva previsto; la notizia cattiva, invece, è che tra i settori colpiti ci sarà l’automotive. La versione del Wsj contrasta con quella del Financial Times, che invece riporta le sensazioni da parte europea:  i negoziatori della Commissione europea si aspettano che l’Amministrazione Trump annuncerà la prossima settimana dazi generalizzati del 20 per cento. Su tutti i 27 stati membri dell’Unione e senza particolari esenzioni ed eccezioni, come invece era accaduto durante il primo mandato di Trump e il successivo accordo con Biden.

Il Commissario europeo al Commercio Maros Sefcovic ha detto alla controparte americana che un dazio generalizzato del 20 per cento sarebbe stato devastante per l’Unione europea, con conseguenze negative anche per gli Stati Uniti, dato che porterebbe le barriere tariffarie tra le due sponde dell’oceano al livello più alto dal Dopoguerra. Sefcovic ha cercato anche di fare breccia sul concetto di “reciprocità” su cui Trump dice di fondare la sua politica commerciale, dicendo che l’Ue è disposta a ridurre i dazi sulle automobili al 10 per cento (più alti rispetto a quelli Usa del 2,5 per cento) se gli Stati Uniti riducono i dazi del 25 per cento sui pick up (le vetture più vendute in America). Ma è ormai chiaro che la “reciprocità” di Trump è solo al rialzo. Il 2 aprile, il “Liberation Day”, verranno annunciati i dazi “reciproci”: che siano alti e generalizzati o più contenuti e limitati al settore automotive, sarà un brutto colpo per l’Europa e per l’Italia.  L’automotive rappresenta circa 40 miliardi di export dell’Ue verso gli Stati Uniti e, secondo le stime di Oxford Economics, Germania e Italia sono le economie più esposte ai dazi con un calo dell’export rispettivamente del 7,1 e del 6,6 per cento. A questo bisognerà aggiungere gli eventuali controdazi della Commissione dell’Ue che, pure se indirizzati contro Washington, colpiranno anche l’economia europea. E’ il brutto delle guerre commerciali.

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