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Editoriali

Washington ammette: Garcia è stato deportato in El Salvador per sbaglio

Redazione

 

L'uomo arrestato e spedito in una prigione salvadoregna con decine di altri latinos non è un terrorista, ma ora non è possibile rimpatriarlo. Per la prima volta da gennaio, l'Amministrazione Trump riconosce di aver compiuto un errore

Abrego Garcia è arrivato a 16 anni negli Stati Uniti da El Salvador per sfuggire alle minacce di alcune gang locali. Ha ricevuto uno status giuridico protetto perché se fosse tornato nel paese natio sarebbe stato in pericolo. Ha sposato un’americana con cui ha avuto un figlio, disabile, che ora ha 5 anni. Il 12 marzo, dopo che aveva fatto salire il figlio in macchina, gli agenti dell’anti-immigrazione l’hanno fermato, ammanettato e portato via. Due giorni dopo l’hanno caricato su uno dei due aerei che l’Amministrazione Trump ha riempito di latinos tatuati accusati di esser parte di gang criminali e l’ha spedito in una prigione per terroristi salvadoregna. E’ la più grande prigione del continente, quella dove è appena stata la segretaria dell’Homeland security Kristi Noem, che ha usato la visita per minacciare “chi compirà crimini contro gli americani” facendosi riprendere con i detenuti rasati. Inizialmente la polizia aveva bollato Garcia come membro della gang Mara Salvatrucha, dichiarata da Trump un’associazione terroristica.

Dopo che la famiglia ha assunto un avvocato, il governo ha ammesso di aver deportato Garcia per un “errore amministrativo”. Ma ha anche aggiunto che i tribunali statunitensi non hanno la giurisdizione per ordinare il suo rimpatrio. Secondo l’avvocato se gli ordini dei giudici non valgono, allora le leggi sull’immigrazioni sono inutili, “e il governo può deportare chi vuole, quando vuole”. Per tenere presunti criminali nella mega prigione gli americani pagano al governo di Nayib Bukele 6 milioni di dollari all’anno, e ci sono altri casi di famiglie di deportati che negano l’appartenenza alle gang, per  uno sbaglio degli agenti nell’identificazione dei tatuaggi. Con il caso Garcia è la prima volta da gennaio che l’Amministrazione Trump ammette un errore. Anche sul giornalista dell’Atlantic aggiunto per sbaglio nella chat su Signal sugli attacchi agli Houthi, il consigliere per la sicurezza Mike Waltz aveva provato a negare l’evidenza, dicendo che il numero del giornalista era stato “risucchiato” nella chat.