La strada della gauche verso l’autosabotaggio procede a colpi di ego

Anche se secondo i sondaggi con Raphaël Glucksmann la sinistra francese può giocarsela alle presidenziali del 2027, tutti i leader credono di essere i miglior candidati e nessuno è disponibile a sostenere l'altro

3 APR 26
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French flags and the European Union flags display on the facade of the Elysee Presidential Palace in Paris, France, on March 4, 2026. (Photo by Telmo Pinto/NurPhoto via Getty Images)

Parigi. C’è un leader, Raphaël Glucksmann, che secondo tutti i sondaggi ha la forza per portare la sinistra progressista al secondo turno delle presidenziali del 2027 e giocarsela al ballottaggio contro il probabile rivale della destra sovranista Jordan Bardella, presidente del Rassemblement national (Rn), ma anche questa volta la gauche rischia di autosabotarsi, di finire impantanata nella solita guerra di ego. Secondo quanto rivelato dal settimanale Point, i vecchi baroni del Partito socialista (Ps), l’ex presidente della Repubblica François Hollande e l’ex primo ministro Bernard Cazeneuve non hanno alcuna intenzione di accompagnare l’ascesa del leader di Place Publique ed eurodeputato di 46 anni, nonostante le ultime elezioni comunali abbiano certificato la vittoria della sua linea, ossia nessuna alleanza contro la France insoumise (Lfi), il partito di Jean-Luc Mélenchon (nelle città in cui i socialisti hanno ceduto alle avances dei mélenchonisti tra il primo e il secondo turno sono stati quasi sempre battuti, al contrario nei comuni in cui non sono scesi a patti con Lfi hanno trionfato). Invitato alla festa di Libre Journal dell’ex direttore di Libération Lauren Joffrin, Hollande ha dichiarato che “la sinistra può vincere le elezioni presidenziali!”. Ma quale sinistra? La sua. L’ex presidente socialista, in privato, si immagina infatti come il salvatore della Francia contro il pericolo lepenista, come l’unica diga repubblicana anti Rn. Cazeneuve, che considera Hollande un leader in pensione e Glucksmann un candidato che piace solo ai parigini, ha la stessa percezione di sé: quella di poter essere il rassembleur delle varie anime della sinistra. “Raphaël, Bernard e François non hanno ancora dimostrato di saper unire le forze”, ha detto al Point sconsolato l’ex ministro del Lavoro François Rebsamen, che teme lo scenario di una sinistra spezzatino. Ognuno dei tre moschettieri della social-democrazia francese, per ragioni diverse, è convinto di essere il miglior candidato all’orizzonte presidenziali: Cazeneuve rivendica la rottura più precoce con Lfi, attraverso la fondazione nel 2023 del movimento riformista La Convention, Hollande l’esperienza delle crisi geopolitiche, maturata nel ruolo di capo dello stato, e Glucksmann il vento di novità, perché non è mai stato al governo nel passato ed è connesso con le giovani generazioni. Problema: anche l’attuale primo segretario del Ps, Olivier Faure, sta pensando di candidarsi, col rischio di saturare lo spazio a sinistra.