Come si è diffusa una campagna social russa sull'annessione di una città estone

Un gruppo di account anonimi in lingua russa ha pubblicato meme e messaggi che invocavano la presa di controllo di Narva, al confine, definendola “terra russa”. Il report dei servizi di sicurezza 

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Men in military uniforms are seen in Ivangorod, Russia accross the Nara River in Narva, Estonia on 24 July, 2024. Estonian authorities have closed the bridge that connects Russia and Estonia for all incoming traffic. The bridge in Narva is now one of the last places where visitors can directly enter Russia as air traffic to the country has all but ceased to exist. (Photo by Jaap Arriens/NurPhoto via Getty Images)

Secondo l’ultimo rapporto annuale del Servizio di sicurezza interna estone (Kapo) pubblicato lunedì, dall’inizio della guerra in Ucraina le sanzioni avrebbero limitato in modo sostanziale quelle che vengono definite “attività ostili” della Russia, tra cui la propaganda. “Tuttavia”, si legge sul report, “una parte significativa di queste attività si è spostata sui social media, dove viene amplificata dall’intelligenza artificiale e da flussi informativi guidati dagli algoritmi”. I servizi di intelligence russi utilizzano tattiche ibride, tra cui operazioni di disinformazione sui social; tentativi di reclutamento al confine estone-russo e sofisticati attacchi informatici contro sistemi pubblici e privati, che continuano a essere considerate dal governo di Tallinn una minaccia significativa. Durante lo scorso anno, i servizi di sicurezza estoni hanno individuato “un numero record” di collaboratori russi ed espulso cittadini stranieri che rappresentavano una minaccia al paese.
I legami con la Chiesa ortodossa russa
Un’ampia parte del report estone è dedicata alle attività propagandistiche della Chiesa ortodossa russa: la Chiesa cristiana ortodossa estone, che è subordinata al Patriarcato di Mosca e precedentemente nota come Chiesa ortodossa estone del Patriarcato di Mosca, continua a mantenere legami con la Russia, scrivono i servizi di sicurezza estoni, e lo scorso anno le autorità hanno rifiutato o revocato per motivi di sicurezza i permessi di soggiorno di diversi membri con legami con la Chiesa ortodossa russa. Alcuni di loro, come Mikhail Sorokatyi, cittadino russo e membro del clero della diocesi di Narva della Chiesa ortodossa russa all’estero sotto la giurisdizione del patriarcato di Mosca, partecipavano a eventi propagandistici, sostenevano attivamente lo sforzo bellico del Cremlino o collaboravano direttamente con strutture statali di Mosca.
La “Repubblica popolare di Narva”
Un’altra parte del report è dedicata alla disinformazione online rivolta a Narva, città al confine nord-orientale dell’Estonia con la Russia, più vicina a San Pietroburgo che alla capitale estone Tallinn. Il 98 per cento dei 50.000 abitanti di Narva parla russo, “oltre un terzo possiede un passaporto russo e un terzo è composto da pensionati, molti dei quali manifestano apertamente nostalgia per il periodo in cui, sotto l’occupazione sovietica, la regione era un polo industriale di primaria importanza”, scrive su Politico la giornalista Eva Hartog, che è andata a Narva dopo che un gruppo di account anonimi in lingua russa sui social media ha pubblicato meme e messaggi che invocavano la presa di controllo di Narva e della circostante contea di Ida-Viru, definendola “terra russa”.  La notizia falsa, che promuoveva la presa del controllo della regione da parte di una milizia con una bandiera, un inno e persino un programma, è stata  rilanciata con “un’operazione di disinformazione mal condotta” da account con una sessantina di  follower, ma in pochi giorni è finita sulle prime pagine dei giornali e ha influenzato il dibattito pubblico tanto da costringere esponenti del governo a esporsi: “Narva è e rimarrà sempre una città estone. Questi piccoli tentativi di creare confusione e indebolire la coesione sociale sono banali e non rappresentano una novità. Abbiamo già visto queste tattiche da parte della Russia, in Estonia e altrove: un modo meschino per provocare confusione e indignazione”, aveva scritto su X il ministro degli Esteri estone Margus Tsahkna il mese scorso. Gli slogan usati su Narva sono gli stessi già visti in Crimea e nelle regioni del Donbas occupate illegalmente dalla Russia: la figura di Igor Lobin, condannato a cinque anni di carcere per attività di spionaggio contro l’Estonia nel settembre 2025, dimostra per esempio “l’interesse russo a utilizzare individui politicamente attivi di lingua russa per operazioni di intelligence e influenza”. Sotto la sua guida, organizzazioni legate alla politica divisiva russa hanno partecipato alle elezioni locali di Narva nel 2017 e nel 2021, senza ottenere seggi. I servizio di sicurezza estoni segnalano particolare attenzione proprio sulle prossime elezioni, le parlamentari lettoni e quelle estoni del 2027: “E’ probabile un aumento delle attività di influenza ostile nella regione”.