Pigasse, il banchiere punk che bisticcia con i moderati

Secondo un anonimo conoscitore del mondo dei media francese, il proprietario di Les Inrocks vuole "resuscitare il Nuovo fronte popolare". Per farlo, però, dovrà fare i conti con le correnti interne alla gauche

29 APR 26
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Parigi. Pigasse? “Un epifenomeno nel campo politico, per ora non ha molto peso al di fuori del suo perimetro di banchiere”, dice al Foglio in forma anonima un fine conoscitore del mondo dei media francese. Eppure Matthieu Pigasse, il banchiere punk del capitalismo francese, proprietario del settimanale Les Inrocks e con una quota simbolica del 2 per cento nell’azionariato del Monde, non vuole essere solo spettatore delle prossime presidenziali. “Non escludo nulla, sono a disposizione della sinistra”, ha detto in un’intervista a Ouest-France, sottolineando che la sua priorità, ora, è la “battaglia culturale, fondamentale per vincere la battaglia elettorale”, e in futuro chissà. Intanto Pigasse si è preso le prime pagine per la sua partecipazione a un raduno della sinistra riformista a Liffré, in Bretagna, durante il quale ha polemizzato con Raphaël Glucksmann, eurodeputato e leader di Place Publique, che secondo i sondaggi è il miglior candidato della gauche social-democratica in vista del 2027.
“A Liffré ero venuto per difendere l’unione di tutte le forze di sinistra, la ridistribuzione della ricchezza e un progetto di trasformazione radicale. Raphaël Glucksmann ha rifiutato il dibattito e ha lasciato la sala prima della fine. E’ un vero peccato”, ha scritto su X Pigasse. Una versione smentita dall’entourage di Glucksmann e messa in discussione dalle immagini dell’evento: si vedono infatti i due seduti fianco a fianco sul palco. “La tavola rotonda si è svolta. Raphaël aveva semplicemente un vincolo di tempo, doveva prendere il treno delle 16.35, come del resto Jadot (esponente dell’ala riformista dei Verdi, ndr). Gli organizzatori erano stati avvisati”, ha reagito l’entourage del leader di Place Publique, denunciando “un comportamento malevolo” dettato da “un’agenda politica”. Ma quale agenda? “Pigasse è talmente vanitoso da pensare di poter resuscitare il Nuovo fronte popolare”, dice al Foglio un esperto di media che preferisce mantenere l’anonimato, ossia quell’alleanza delle sinistre che si formò alle legislative del 2024 ed era guidata dalla France insoumise, il partito della sinistra radicale. Per Pigasse, senza Jean-Luc Mélenchon, la gauche non va da nessuna parte. “Non capisco come, né perché, in questo paese si possa pensare che una sinistra al 30-35 per cento, che si presenta alle elezioni in ordine sparso, possa vincere”, ha detto a Liffré Pigasse, accusando Glucksmann di aver intrapreso un’avventura in solitaria e di aver aggravato le divisioni rompendo con il líder maximo di Lfi. “Non voglio governare la Francia con Jean-Luc Mélenchon. Punto. E non è affatto ‘insignificante’ far ridere le sale, con una risata fragorosa, usando nomi ebraici”, ha risposto Glucksmann ricordando a Pigasse le derive antisemite di Lfi e del suo frontman.
Proprietario di Radio Nova, una delle radio più ascoltate di Francia, Pigasse ha dichiarato di aver votato Mélenchon nel 2017. A Parigi lo hanno già soprannominato il “Vincent Bolloré della sinistra radicale”.