“Iran come il nazismo”. La lettera agli investitori dell’hedge fund Elliott

Il grande hedge fund paragona Teheran ai regimi del ’900: la deterrenza non basta, serve azione preventiva per fermare una “minaccia per il mondo intero” prima che diventi irreversibile

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5 MAY 26
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Elliott, uno dei più grandi hedge fund al mondo che gestisce oltre ottanta miliardi di dollari di asset, paragona la guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran alla lotta degli Alleati contro i nazisti. In una lettera agli investitori di questa settimana, Elliott definisce un Iran dotato di armi nucleari una “minaccia per il mondo intero”. La necessità di un’azione militare preventiva contro una “potenza ostile” che freme per diventare atomica è “assoluta”, si legge nella lettera. Le lettere di Elliott agli investitori non sono firmate, ma storicamente sono state scritte da Paul Singer, fondatore e amministratore delegato di Elliott.
Nella sua ultima lettera, Elliott contesta l’affermazione secondo cui le ideologie non possono essere “distrutte solo con la forza” e che le guerre sono “inutili e non risolvono nulla”. “Entrambe le affermazioni sono semplicemente errate. Pensate alla guerra contro il nazionalsocialismo tedesco e l’imperialismo giapponese”, scrive l’hedge fund. Inoltre, si osserva che la vittoria degli Alleati nella Seconda guerra mondiale ha creato alcune delle “democrazie più stabili” al mondo.
Un fondo che amministra somme che farebbero impallidire intere nazioni decide di abbandonare il gergo asettico dei rendimenti e degli alpha, o il linguaggio vuoto sul “cambiamento” e la “sostenibilità”, per pronunciare parole che a molti suoneranno come blasfemia: la minaccia di un Iran nucleare non è un problema da gestire con diplomazia e pazienza, bensì una questione esistenziale che richiede, se necessario, l’uso preventivo della forza. Elliott, con la brutalità tipica di chi deve rendere conto ai propri investitori e non a un elettorato, dice l’indicibile: alcune minacce vanno neutralizzate prima che diventino irreversibili.