La traiettoria è quella che arriva diritta verso il cuore del trumpismo tecnologico ed è una traiettoria che in modo implicito avrà un bersaglio preciso: l
e tecno-oligarchie di cui sono rappresentanti J. D. Vance, vicepresidente americano, e Peter Thiel, fondatore di Palantir, una delle principali aziende globali di analisi dei dati. La tesi di Peter Thiel, rispetto al futuro dell’intelligenza artificiale, è che il nuovo mondo dovrà sempre di più affidarsi a coloro che sanno prevedere il futuro attraverso la lettura dei dati. I nuovi sacerdoti del sapere hanno la conoscenza necessaria per permettere alle classi dirigenti di prendere le decisioni giuste. Per non prendere le decisioni sbagliate occorre fidarsi dei nuovi sacerdoti e della nuova religione. La visione di Thiel e di Palantir, che è anche quella di Musk, e che è la stessa di tutto quel pezzo di Silicon Valley che si è ribellata alla stagione passata in cui Google e Meta si limitavano a utilizzare i dati solo per fatturare, è che la tecnologia applicata alla lettura dei dati oggi non può più essere considerata solo come un semplice business ma deve diventare necessariamente uno strumento con cui superare i limiti dell’umanità. E per questo è necessario, come sostiene Thiel, politicizzare la tecnologia, trasformandola in uno strumento di accelerazione, di disintermediazione e di creazione di nuove gerarchie.
Non è più dunque l’algoritmo a essere al servizio dell’essere umano ma è l’essere umano che, fidandosi della nuova religione, diventa razionale solo se sceglie di affidarsi alla forza dei dati. Thiel e Vance sostengono dunque la necessità, per questioni ideologiche e non solo di
business (Palantir giorni fa ha pubblicato
un suo spaventoso ed efficacissimo manifesto politico con cui ha ricordato quanto sia necessario uscire dalla stagione della neutralità dei dati, perché una democrazia che vuole difendersi deve affidarsi a chi sa leggere i dati per evitare che questi vengano usati solo da chi le democrazie le vuole distruggere), di creare una nuova fede basata sulla razionalità, un illuminismo che si fonda non sulla ragione ma sui dati. Ed è evidente che di fronte a questa piattaforma la visione della Chiesa di Prevost non può che trovarsi all’opposto. Il mondo Maga, sull’AI, ha una visione non antropocentrica, ma “datocentrica” verrebbe da dire. La Chiesa ha una visione che si trova all’opposto. Il dato al servizio dell’uomo e non il contrario. L’uomo che usa il dato e che non si fa usare dal dato. L’approccio di Thiel e Vance è da questo punto di vista inconciliabile con quello della Chiesa: i tecno-oligarchi sognano di creare una nuova religione, con i suoi apostoli, i suoi sacerdoti, il suo vangelo e il suo Papa. E non è un caso che nel corso delle scorribande romane fatte alla fine di marzo, Peter Thiel abbia spiegato in anticipo, nei suoi seminari riservati incentrati su teologia e tecnologia, che nel Vangelo dei dati, modello Palantir, l’anticristo non è una bestia cornuta ma è il movimento che pone dei paletti per fermare il progresso umano. Il tema in fondo è tutto lì e non è solo filosofico: è il crinale su cui si giocherà un pezzo di futuro. Considerare la persona come fine o come un dato da estrarre?