La fine della socialdemocrazia nell’Europa dell’est. Appunti per il Pse

Il modello tradizionale della socialdemocrazia europea è in profonda crisi nell'Est del continente: tra partiti scomparsi, forze irrilevanti e leader che abbracciano posizioni populiste e filo-russe, il partito socialista europeo rischia di perdere terreno anche alle europee del 2029

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7 MAY 26
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Bruxelles. La decisione del Partito socialdemocratico (Psd) della Romania di far cadere il governo del primo ministro liberale Ilien Bolojan, unendo i suoi voti a quelli dell’Unione per l’alleanza dei rumeni, non è solo una rottura del cordone sanitario contro l’estrema destra. E’ anche la conferma della profonda crisi che attraversa il modello tradizionale del Partito del socialismo europeo (Pse) nell’Europa centrale e orientale. Negli Stati membri dell’est dell’Unione europea, i partiti appartenenti alla famiglia della socialdemocrazia europea o sono in via di estinzione oppure si sono trasformati in formazioni populiste, con posizioni molto simili a quelle dell’estrema destra. Non è una buona notizia per il Pse, che alle elezioni europee del 2029 rischia di farsi superare per numero di seggi dal gruppo di estrema destra dei “Patrioti”. L’emorragia di voti continua anche nell’Europa occidentale, in particolare in Germania.
“A est abbiamo un serio problema”, ammette una fonte interna al Pse. I socialisti sono scomparsi da tempo dal Parlamento della Repubblica ceca. In Ungheria ne sono usciti, forse definitivamente, con la vittoria di un altro conservatore, Peter Magyar. In Polonia sono rientrati in Parlamento solo grazie alla coalizione con il conservatore Donald Tusk e stagnano sotto il 10 per cento. In Slovenia hanno ottenuto appena il 6 per cento alle ultime elezioni. Nei paesi Baltici, solo in Lituania hanno un certo successo, dove hanno dovuto allearsi con i populisti e i nazionalisti per andare al governo nel 2024. In Bulgaria lo storico Partito socialista bulgaro non ha superato la soglia per tornare in Parlamento. I socialisti bulgari sono stati sostituiti da un leader, l’ex presidente e futuro primo ministro Rumen Radev, che si rivendica di sinistra, ma che si ispira allo slovacco Robert Fico. Lo Smer di Fico è stato definitivamente espulso dal Pse il 17 ottobre del 2025 per la deriva autoritaria, la corruzione e le posizioni filo russe del suo leader.
La scelta del Psd rumeno di rompere con Bolojan è stata motivata da ragioni di sopravvivenza. Il sostegno alle riforme e al risanamento fiscale perseguiti dal suo governo, per ottenere i fondi dell’Ue e uscire da una procedura per deficit eccessivo, stavano facendo precipitare i socialdemocratici nei sondaggi. Arrivato in testa con il 22 per cento alle elezioni del dicembre 2024, il Psd navigava sotto il 20 per cento delle intenzioni di voto ad aprile. L’estrema destra dell’Alleanza per l’unione dei rumeni era invece sopra il 35 per cento, praticamente il doppio dei voti ottenuti un anno e mezzo fa. I temi e la retorica del Psd sono diventati sempre più simili a quella dell’estrema destra. Fino al voto comune per far cadere il governo. La decisione è stata sostenuta dal gruppo dei Socialisti&Democratici al Parlamento europeo e dal Pse. “Abbandonare gli approcci basati sull’austerità sarà fondamentale per prevenire un aggravamento delle disuguaglianze e ricostruire la fiducia del pubblico”, ha detto il Pse, attirandosi le critiche del Partito popolare europeo, dei liberali e dei verdi.
Ciascun paese ha le sue specificità, ma la tendenza è simile in tutta l’Europa centrale e orientale. L’alternativa su cui devono confrontarsi i socialisti è tra la scomparsa e la deriva populista. Fico in Slovacchia e Radev in Bulgaria, ma anche il presidente della Croazia, il socialdemocratico Zoran Milanović rieletto nel 2025, hanno un tratto comune: sono nazionalisti che attaccano l’Ue e la Nato e mostrano la loro vicinanza alla Russia di Vladimir Putin. Negli Stati membri in cui i socialisti non sono diventati rossobruni, preferendo restare sulla linea tradizionale della socialdemocrazia europea, sono diventati irrilevanti. Nei paesi trasformati in democrazie illiberali – da Viktor Orban in Ungheria e dai nazionalisti del Partito Legge e Giustizia in Polonia – i partiti socialdemocratici hanno perso le classi medie urbanizzate, perché hanno dimostrato di non essere in grado di fare concorrenza ai populisti. Sono due conservatori – Donald Tusk a Varsavia e Peter Magyar a Budapest – ad aver salvato i loro paesi dai regimi illiberali. La distanza tra i socialisti di alcuni paesi dell’Europa centrale e orientale e quelli dell’Europa occidentale su alcuni temi identitari fondamentali per il Pse è sempre più larga. Immigrazione, diritti Lgbt, guerra a Gaza: l’etichetta progressista a est è sempre più contestata. Se i socialisti potrebbero presto tornare al governo in Svezia e in Finlandia, la riscossa europea del Pse non verrà da est.