L’Ue si fida sempre meno della Cina

Il ministro degli Esteri belga dice: più duri con Pechino anche a costo di subire ritorsioni

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8 MAY 26
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Foto Epa, via Ansa

Di solito quando un ministro europeo torna da un viaggio in Cina parla di diplomazia, si fanno appelli al dialogo e alle “opportunità reciproche”. Anche la missione del ministro degli esteri belga Maxime Prévot a Pechino sembrava l’ennesimo riavvicinamento strategico alla Repubblica popolare, e invece Prévot è tornato ieri con un messaggio sorprendentemente duro. In un’intervista a Politico ha detto che l’Europa debba prepararsi a proteggere settori strategici dall’eccesso di export cinese, anche accettando possibili ritorsioni nel breve periodo.
Secondo il ministro ci sono comparti che richiedono “attenzione urgente” come quello chimico, farmaceutico, dell’automobile, e poi naturalmente i metalli e i minerali critici. Nonostante la danza diplomatica attorno alla leadership di Xi Jinping – di recente molti leader europei sono volati a Pechino, anche per controbilanciare la politica estera di Donald Trump – secondo Politico il Belgio sta emergendo come uno dei paesi a favore di un pragmatico ridimensionamento delle dipendenze europee dalla Cina. Non solo. Poco più di una settimana fa il Parlamento europeo ha approvato, con ben 439 voti favorevoli, una risoluzione contro la nuova legge cinese sull’“unità e il progresso etnico” adottata da Pechino il 12 marzo scorso. Secondo la risoluzione, la legge rischia di avere “gravi conseguenze” nelle relazioni tra Bruxelles e Pechino.
Non è un caso se le parole di Prévot arrivino proprio ora. Il 29 maggio prossimo è previsto il nuovo dibattito dei commissari europei sulla strategia verso la Cina prima del Consiglio europeo di giugno, dove la presidente della Commissione Ursula von der Leyen presenterà un piano politico per la Cina. Secondo il giornalista Noah Barkin, Bruxelles vuole strumenti più rapidi e ampi rispetto ai classici procedimenti anti-dumping e anti-sussidi per contrastare il “problema sistemico” dell’eccesso di capacità produttiva cinese, che continua a riversarsi sul mercato europeo.