Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha accolto il suo capo negoziatore, uno dei pochi che nella sua amministrazione ha ormai una buona consuetudine e riesce a parlare con gli americani, Rustem Umerov, di ritorno dagli Stati Uniti. Umerov è stato ministro della Difesa, parla spesso con Steve Witkoff e Jared Kushner, i due emissari di Donald Trump mandati a risolvere le crisi in giro per il mondo, e la scorsa settimana è stato a Miami, proprio nei giorni in cui il presidente americano annunciava l’inizio di una tregua di tre giorni fra Mosca e Kyiv. Per gli ucraini è stato un momento importante per rilanciare lo sforzo negoziale, che i russi invece preferiscono seppellire, approfittando della distrazione americana nella guerra contro la Repubblica islamica dell’Iran. Gli ucraini non hanno mai smesso di dire quanto fosse importante mantenere i contatti con gli americani, anche se non sono più gli alleati di un tempo, ma si comportano come una parte terza, mediatori neutrali ma con una preferenza spiccata per la fine del conflitto a qualsiasi costo. Il problema è che l’Amministrazione Trump si innamora del negoziato e poi lo molla ogni volta che insorge un problema e gli ucraini sono quindi impegnati nello sforzo di far rimane la Casa Bianca agganciata al processo negoziale, perché Kyiv non vuole chiudere il canale aperto con il Cremlino, sa che la guerra si conclude lavorando su due fronti: militare e diplomatico. Militarmente, anche con l’aiuto delle armi inviate dagli europei, gli ucraini fanno da soli. Diplomaticamente, sono legati all’atteggiamento degli Stati Uniti, che calibrano l’interesse a seconda delle probabilità di successo. Domenica, Zelensky ha detto durante uno dei discorsi serali in cui fa il punto della situazione soprattutto per i suoi cittadini, ma manda anche messaggi internazionali: “C’è stata una mediazione americana nel raggiungimento di questo accordo sullo scambio di prigionieri, e di conseguenza ci aspettiamo che la parte americana svolga un ruolo attivo nel garantire che venga attuato”.
Gli ucraini hanno accettato la tregua chiesta da Putin per il Giorno della vittoria in cambio di un ampio scambio di prigionieri, che il capo del Cremlino ha messo in dubbio sin dall’inizio ma, se realizzato, consentirà a oltre mille prigionieri di guerra rinchiusi nel gulag russo di tornare in Ucraina.
Jared Kushner e Steve Witkoff andranno presto a Mosca, per parlare con Putin e con il suo consigliere Yuri Ushakov. Finora non sono mai stati a Kyiv, Zelensky li ha invitati spesso, anche di recente, nonostante l’ultima volta preferirono non fermarsi nella capitale ucraina obbedendo a una richiesta esplicita del capo del Cremlino. Poi lo sforzo negoziale si esaurì e la soluzione della guerra in Ucraina scomparve dall’agenda di Trump, fino allo scorso fine settimana, quando il presidente americano è intervenuto per permettere che si svolgesse la parata del 9 maggio sulla Piazza Rossa. Trump si è presentato al mondo come un grande dealmaker, l’uomo degli accordi, ma l’incapacità di concludere l’aggressione della Russia, di convincere Mosca a scendere a compromessi, ha rovinato la reputazione americana ovunque, anche in medio oriente.
Ieri il capo della Casa Bianca ha detto che il cessate il fuoco con la Repubblica islamica dell’Iran è “in terapia intensiva”, ha ribadito che non ci sono alternative al piano di pace degli Stati Uniti, mentre da parte di Teheran è arrivata una proposta “stupida”. Gli iraniani ora hanno scommesso sul fatto che Washington non è intenzionata a tornare a combattere, quindi insistono sulle loro posizioni, vogliono che sia ratificato il loro controllo sullo Stretto di Hormuz prima di parlare di altro. Hanno visto gli americani entrare e uscire dai negoziati in diverse situazioni, adesso si aspettano che lo stesso possa avvenire anche con loro e una fase di cessate il fuoco dilatato, per il momento, al regime iraniano va molto bene.
A Miami, oltre a Umerov, Witkoff ha incontrato anche il premier del Qatar, al Thani, che si muove per risolvere la guerra fra Teheran e Washington e leader di uno dei paesi in medio oriente che lavorano a un accordo per ottenere i droni di Kyiv. L’Ucraina è stata il peccato originale della Casa Bianca, la mancanza di costanza negoziale ha eroso nel tempo la reputazione dei trumpiani come degli esperti infallibili nell’arte dell’accordo, dalla Russia al medio oriente. I danni si estendono ovunque, fino alla Cina, dove Trump sta per recarsi in visita per un vertice storico con il leader Xi Jinping e dovrà portarsi dietro tutti i conflitti che non è stato in grado di risolvere.