Nella prima giornata della visita di stato del presidente americano Donald Trump a Pechino, la leadership del Partito comunista cinese ha lavorato per mostrarsi il perno stabile e affidabile a cui tutti sono costretti a rivolgersi. Trump è stato accolto al primo appuntamento della giornata da bambini con le bandierine americane e cinesi, una banda militare che ha suonato l’inno statunitense davanti alla Grande Sala del Popolo, soldati in alta uniforme e ventuno colpi di cannone.
Sotto il ritratto di Mao Zedong sopra la Porta della Pace celeste, il presidente americano è tornato nei luoghi del potere della capitale cinese nove anni dopo la sua prima visita, ma stavolta con un mondo molto più instabile: la guerra con l’Iran, le economie (sia quella americana sia quella cinese) sotto pressione, e una relazione con Pechino che l’Amministrazione vorrebbe portare dalla sua parte. Nel 2017 Trump era stato accompagnato dal leader Xi Jinping in visita alla Città proibita, quest’anno i due uomini più potenti del mondo hanno visitato insieme il Tempio del cielo – Trump era accompagnato da suo figlio Eric Trump e da sua moglie Lara.
Per ora il messaggio più forte e politicamente sensibile dell’incontro l’ha dato Xi Jinping sul dossier Taiwan, definito dal leader cinese la “questione più cruciale” nelle relazioni bilaterali fra America e Cina. Secondo quanto riportato da Xinhua, se gestito male, il tema potrebbe portare a uno scontro diretto tra Cina e Stati Uniti, mentre una gestione prudente sarebbe condizione essenziale per mantenere la stabilità complessiva del rapporto. Quando un giornalista ha chiesto a Trump se avesse parlato di Taiwan, il presidente americano non ha risposto. Secondo Xinhua, nel colloquio di questa mattina Trump e Xi hanno discusso anche delle principali crisi internazionali, tra cui Medio Oriente, guerra in Ucraina e penisola coreana.
All’inizio del cerimoniale, il leader cinese ha stretto la mano a tutti i membri della delegazione dell’esecutivo americano, schierata sullo scalone d’ingresso della Grande Sala del Popolo, in un gesto protocollare molto commentato: Xi si è soffermato particolarmente sul falco anticinese Stephen Miller, vicecapo dello staff di Trump, e sul segretario di stato Marco Rubio, sanzionato dalla Cina dal 2020 – e al quale il protocollo cinese ha cambiato il nome sin dall’inizio del suo mandato nell’Amministrazione.