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In Italia si stringono accordi universitari con l’Iran e si boicotta Israele
Mentre da noi si è registrato l’aumento più consistente fra i paesi europei di segnalazioni di boicottaggio contro le università israeliane, a oggi non si ha notizia di un solo ateneo italiano che abbia rotto i rapporti con la Repubblica islamica, dove ogni giorno dissidenti e manifestanti sono appesi alla forca
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15 MAY 26

Foto Ansa
Al 2025, ultimo anno di riferimento, l’Italia aveva più nuovi accordi accademici con l’Iran (cinque) che con Israele (tre). Con la Repubblica islamica sono stati siglati cinque accordi quadro bilaterali con le Università di Torino, la Federico II di Napoli e della Basilicata, mentre con Israele quelle di Torino, dell’Aquila e di Trento. Intanto l’Italia svetta in negativo nel rapporto dell’Associazione dei rettori delle università israeliane sul “boicottaggio accademico globale contro Israele”, citando un’impennata degli sforzi per espellere il paese dal prestigioso programma Horizon dell’Unione europea e un forte aumento degli episodi di esclusione che colpiscono istituzioni e docenti israeliani. La metà dei casi di boicottaggio ha coinvolto la sospensione della cooperazione, il trenta per cento ha riguardato l’interruzione fisica di lezioni e conferenze.
Il Belgio continua a guidare la classifica cumulativa delle segnalazioni di boicottaggi, seguito da Italia, Paesi Bassi, Inghilterra e Spagna. L’Italia ha registrato l’aumento più consistente fra i paesi europei. A Pisa, un professore non ebreo e non israeliano è stato preso a pugni in faccia durante una lezione dopo essersi opposto al boicottaggio israeliano. A Torino, un docente ospite israeliano è stato allontanato. Nir Davidson, un famoso professore di Fisica al Weizmann Institute in Israele, ha suggerito a un collega italiano di chiedere insieme un finanziamento a una fondazione per un progetto. “A causa delle atrocità che il suo paese sta perpetrando, migliaia di professori e ricercatori hanno firmato una petizione per chiedere il blocco di ogni collaborazione con Israele”, ha risposto il collega. Quindi no, Davidson non era benvenuto in Italia.
In un altro caso, il tentativo da parte di un'università ebraica di trovare un’universitaria in Italia che partecipasse a un progetto congiunto si è conclusa così: “Ho ricevuto un pugno nello stomaco dai miei colleghi di lunga data”, racconta uno studioso israeliano. E mentre si stringe il cordone sanitario attorno a Israele, a oggi non si ha notizia di una sola università italiana che abbia rotto i rapporti con la Repubblica islamica, dove ogni giorno dissidenti e manifestanti sono appesi alla forca.
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Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.