Thiel vola in Argentina. Perché il paese di Milei attira il capo di Palantir

Libertarismo e data center, AI e Patagonia, energia a basso costo e accelerazione tech. A Buenos Aires mancano stabilità politica e finanziaria, e le modalità radicali con cui il presidente argentino sta affrontando questi nodi suscita l’interesse di Thiel

16 MAG 26
Ultimo aggiornamento: 09:23 | 29 MAG 26
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Foto del ministro dell’Economia argentino Luis Andrés Caputo pubblicata su X

Peter Thiel è ormai di casa in Argentina. Letteralmente. Sbarcato nell’aprile 2026, il magnate fondatore di Palantir e PayPal ha acquistato, per 12 milioni di dollari, una faraonica villa nel lussuoso quartiere bonaerense di Barrio Parque, conosciuto anche come Palermo Chico. Non si tratterà dell’unico investimento immobiliare, in realtà. Voci bene informate riferiscono che Thiel sarebbe in procinto di comprare ulteriori proprietà, localizzate sia nel Barrio Parque sia in altre aree di prestigio della capitale argentina. Ma pensare che Thiel sia a Buenos Aires perché interessato a mutare in imprenditore immobiliare, magari mimeticamente sulle orme di Trump, sarebbe ingenuo. Ha assistito insieme a suo marito Matt Danzeisen al Superclásico Boca-River, più attratto dall’architettura dello stadio che dalla partita di calcio in sé, e ha incontrato prima Santiago Caputo, il giovane consigliere strategico del presidente Milei (soprannominato “Il mago del Cremlino”, dal titolo del romanzo di Giuliano da Empoli), poi il ministro per la Deregulation Federico Sturzenegger e quello per gli Affari esteri Pablo Quirno, infine lo stesso Javier Milei.
E’ la quarta volta che Thiel approda in Argentina a bordo del suo jet privato da quando il presidente libertario si è insediato alla Casa Rosada. Consonanza ideologica tra i due, certamente, dato che Thiel è libertario da quando era studente di filosofia a Stanford, dove fondò un giornale universitario per “sfidare le ortodossie prevalenti nel campus”. Un obiettivo un po’ meno arduo di quello che si era messo in testa Milei: sfidare lo statalismo e portare la cultura libertaria e nella patria del generale Juan Domingo Perón. Ma a unire i due c’è anche una visione strategica che mescola business, geopolitica, innovazione tecnologica e politica.
Naturalmente, come sovente avviene quando a essere coinvolto è il nome di Thiel, si è subito attivato il sabba di ricostruzioni più o meno fantasiose, sovente ai limiti del complottistico. Eventuali interlocuzioni per la fornitura della piattaforma Gotham di Palantir vengono lette come profilazione di massa per fini elettorali in vista delle presidenziali del 2027 in cui Milei si gioca la conferma, gli interessi immobiliari vengono ricondotti ai soliti paradigmi di speculazione e gentrification. In realtà Thiel, uomo d’affari pragmatico nella cui mente investimenti, filosofia politica e innovazione si sposano in un dispositivo unico, da tempo sta seguendo una sua strada molto più strategica della politica estera trumpiana. Come ha avuto modo di rimarcare a Roma, durante i quattro giorni di lezioni sull’Anticristo, è persuaso che la lotta politica e le campagne elettorali saranno pesantemente giocate sul crinale dei data center e dell’intelligenza artificiale.
Negli Stati Uniti, il dislocamento territoriale dei data center sta incontrando resistenze e un eccesso in quel senso potrebbe presentare un conto salato in termini di voto. Diventa quindi necessario diversificare. Va bene aprirne negli Stati Uniti, nel cuore dell’America profonda, per fini occupazionali, ma senza superare quella soglia che potrebbe attivare sindromi Nimby o luddismi cavalcati dalla sinistra. C’è un altro tema, direttamente connesso ai data center, che interessa Thiel: lo spazio fisico che essi occupano, certo, ma soprattutto il fattore energetico. I data center, soprattutto quelli con rack di elevata qualità, consumano circa il 40 per cento del fabbisogno energetico per il raffreddamento. Gli standard definiti dalla Ashrae prevedono che la temperatura debba rientrare nella forbice compresa tra i 18 e i 27 gradi centigradi: lo standard non può essere uniforme perché la dissipazione termica non è mai unica ma dipende da alimentatori, Gpu, Cpu, attivi sempre e deve quindi conoscere temperature differenziate per segmenti funzionali. I metodi di raffreddamento sono quindi molti e diversificati ma il fattore climatico esterno, soprattutto in previsione futura quando i data center dovranno espandersi sempre di più, sia per l’evoluzione accelerata dei modelli di AI, sia per la diffusione del quantum computing, acquisirà crescente importanza nel quadro di sistemi di raffreddamento ibridi.
Questo aspetto aveva portato Thiel, ad esempio, a guardare alla Groenlandia con occhi diversi: non più solo un avamposto strategico e un deposito di terre rare, ma uno spazio perfetto per la climatizzazione naturale dei data center. Se ne era occupato il pittoresco Dryden Brown, di Praxis, ma in maniera molto più seria il dossier era finito nelle mani dell’ambasciatore americano in Danimarca, Kenneth A. Howery. Howery non è semplicemente un uomo di fiducia di Thiel ma qualcosa di più: ex capo-economista di PayPal, è uno dei membri della “PayPal Mafia”, immortalato persino nella famosa foto di Fortune che nel 2007 ha coniato quel fortunato termine.
Ci sono poi i data center oceanici, alimentati dall’energia prodotta dal moto marino: Thiel ha appena investito 140 milioni di dollari nella start-up Panthalassa, che promette di costruire data center off-shore e che è stata valutata durante il round di finanziamento un miliardo di dollari. In questa nuova strategia della geopolitica dei data center, autentica ricerca di spazio vitale per il posizionamento e per l’alimentazione energetica, la Patagonia argentina appare davvero una sorta di terra promessa. Lo è per la vasta estensione, la scarsa consistenza antropica, pari a circa due-tre persone per chilometro quadrato e le temperature decisamente favorevoli. Lo sa bene l’americana OpenAi che nell’ottobre 2025 ha annunciato un maxi-piano da 25 miliardi di dollari per la costruzione di un’infrastruttura di sviluppo tecnologico nella regione; un elaborato sistema, “Stargate Argentina”, sviluppato in partenariato con Sur Energy, interconnesso tra data center e sistemi energetici che sfrutterebbe anche energie rinnovabili.
Per giunta c’è anche il tema dell’agroindustria. Thiel, attraverso la sua società di venture capital Founders Fund, ha guidato il round di finanziamento da 220 milioni di dollari della startup Halter, una società agritech della Nuova Zelanda (Thiel ha anche la cittadinanza neozelandese) che ha sviluppato dei collari AI per bovini alimentati a energia solare: un sistema che consente di eliminare le recinzioni e monitorare le mandrie a distanza, controllandone la posizione e il benessere fisico. E l’Argentina, patria della carne e degli allevamenti nella Pampa, con oltre 50 milioni di capi di bestiame e 46 milioni di abitanti ha letteralmente più bovini che persone. Investimenti, come si vede, in ogni campo e che promettono di essere radicalmente trasformativi.
L’Argentina ha alcune caratteristiche specifiche che la rendono adatta ai progetti di Thiel: si trova nel continente americano (quindi nell’area di controllo della rinnovata “dottrina Monroe”); in una delle poche zone del mondo dove non ci sono guerre; ha ampia disponibilità di territorio spopolato; ha zone fredde che consentono di abbattere i costi per i data center; può fornire energia abbondante e a basso costo. Al momento mancano, però, alcune caratteristiche istituzionali: la stabilità politica, dato che è un paese che oscilla nelle alleanze internazionali (il precedente governo peronista Fernández-Kirchner aveva chiesto di entrare nei Brics); e la stabilità finanziaria, dato che è un paese periodicamente sull’orlo dell’iperinflazione e del default. Sono questi i nodi che sta affrontando, in maniera radicale, il governo di Milei e che pertanto suscitano l’interesse di Thiel nell’esperimento politico argentino.
Il processo di trasformazione impresso dal governo Milei è qualcosa di più profondo del piano di stabilizzazione macroeconomica, attuato a colpi di iconica motosega, per abbattere l’inflazione. C’è sul piano ideologico e culturale una piena adesione a quello che viene definito “Occidente”, ma soprattutto una visione di “Occidente” futuro che è molto simile a quella di Thiel. Non tanto la difesa delle istituzioni liberaldemocratiche – in quelle coordinate culturali c’è la convinzione che il matrimonio tra democrazia e libertà non sia certo indissolubile, anzi nella coppia c’è una certa incompatibilità – ma la liberazione della forza di distruzione creatrice del capitalismo e dell’innovazione tecnologica. Milei ha preso in mano un’economia costruita sull’ideologia corporativa peronista, chiusa al mondo, circondata da barriere tariffarie e regolatorie per impedire la concorrenza estera, in cui i settori più produttivi come l’agroindustria venivano taglieggiati per sussidiare e proteggere un’industria manifatturiera inefficiente e improduttiva. Un esempio fa capire il rapporto conflittuale tra l’Argentina e l’innovazione. In un paese così immenso e spopolato era proibito internet satellitare, perché avrebbe fatto concorrenza agli operatori tradizionali, nonostante la posa dei cavi e della fibra avesse costi proibitivi. Nei primi dieci giorni il governo di Milei ha abolito il divieto e Starlink, la società di Elon Musk che pure si è ispirato a Milei per la breve e fallimentare esperienza del Doge con nell’Amministrazione Trump, ha portato in brevissimo tempo una connessione a basso costo a milioni di famiglie e imprese nelle aree più remote del paese. Alla testa del processo di deregulation c’è il già citato Federico Sturzenegger, economista formatosi negli Stati Uniti ed ex presidente della Banca centrale, che nei due anni prima delle elezioni vinte da Milei aveva lavorato minuziosamente alla revisione di tutta la legislazione per avere un piano operativo di deregolamentazione pronto all’uso: solo nel primo anno di governo sono state riformate 672 leggi (331 abolite e 341 modificate), con una media di 1,84 deregulation al giorno.
L’Argentina sta poi attraversando un boom nel settore energetico, prevalentemente per via dello sviluppo del giacimento non convenzionale oil & gas di Vaca Muerta (anche l’Eni ha annunciato un investimento da 20 miliardi di dollari, insieme alla locale compagnia statale Ypf, per realizzare due impianti di Gnl), e nel settore minerario, soprattutto litio e rame. Il governo Milei, per attrarre investimenti esteri in questi settori, ha introdotto il Rigi (Régimen de Incentivo para Grandes Inversiones), uno schema di agevolazioni fiscali e garanzie giuridiche che al momento conta 14 progetti d’investimento approvati per 28 miliardi di dollari e 36 progetti presentati per 97 miliardi di dollari. L’esecutivo ha anche promosso la riforma della Legge dei Ghiacciai (Ley de Glaciares), una legislazione ambientale che salvaguardava estese aree protette, eccessivamente secondo il governo, impedendo l’attività di estrazione di metalli nella Patagonia e nella cordigliera delle Ande. In questi giorni il governo sta cercando di riformare anche la Ley de Tierras, una legge che limita fortemente per le persone e le imprese estere l’acquisto di terreni agricoli impedendo, secondo il governo, investimenti nell’agroindustria, nei porti e nell’industria forestale. Infine, pochi giorni fa, casualmente proprio poco dopo una riunione con Peter Thiel, il ministro dell’Economia Luis Caputo ha annunciato l’introduzione del “Super Rigi”, uno schema di incentivi analogo al Rigi ma rivolto all’industria di trasformazione legata ai settori energetico e minerario, con l’idea di creare una filiera delle risorse naturali per aggregare valore aggiunto alla semplice estrazione: raffinazione del rame, auto elettriche, batterie al litio, pannelli solari, turbine eoliche, fertilizzanti, nucleare civile e, appunto, data center e AI che necessitano di tanta energia a buon mercato.
Forse non è un termine che piace a un libertario come Milei, ma quella del suo governo è esattamente una “politica industriale”. Certamente di diverso tipo rispetto a quella storicamente adottata in Argentina. Non si tratta del modello strutturalista della “sostituzione delle importazioni”, a lungo dominante in America latina, che puntava a creare un ambiente protetto dalla competizione internazionale per favorire la nascita di un’industria domestica. La politica industriale mileista è fatta di incentivi che puntano a sviluppare i settori su cui l’Argentina ha un vantaggio comparato e può competere meglio nel mondo: agroindustria, energia, materie prime, nuove tecnologie. Il simbolo della vecchia politica industriale è il regime della Terra del Fuoco, un sistema di incentivi da un miliardo di dollari l’anno che ha fatto nascere nell’estremo sud, vicino all’Antartide, un’industria elettronica che assembla pezzi importati dalla Cina e li vende a costi abnormi in patria: “Una politica industriale fallita”, l’ha definita recentemente la Banca mondiale.
Thiel, per quanto paradossale possa apparire, ha in Milei un alleato ideologico molto più affine e forte di quanto non lo sia Donald Trump, un imprenditore legato a un settore del secolo scorso come l’immobiliare, da sempre scettico sulla Silicon Valley e convertitosi al Tech solo per fini strumentali di rielezione.
Se con Trump il rapporto è esclusivamente di tipo transattivo e negoziale, in comune con il presidente argentino ci sono sia gli interessi sia le passioni. Per Milei, politico che detesta i politici e statista che vuole abbattere lo stato, Thiel è l’incarnazione di John Galt, il prototipo di eroe libertario randiano. Per il capo di Palantir, Milei è un politico sui generis che può “accelerare” la trasformazione del capitalismo e della società occidentale.
C’è davvero, agli occhi del fondatore di PayPal, la possibilità di contribuire a fare dell’Argentina una Start-up Nation basata sull’intreccio tra sistemi algoritmici funzionali all’efficienza di governo, costruzione di data center, implementazione di modelli di AI sempre più performanti: è quanto avviene, oggi, in Paesi come l’Ucraina, Taiwan, Israele, dove l’innovazione tecnologica è questione esistenziale per evidenti ragioni. In Argentina, al contrario, si tratterebbe di una scelta di design istituzionale svincolata da una minaccia esterna incombente. Il simbolo di questa Start-up Nation e della sua nuova politica industriale potrebbe essere un data center in Patagonia sormontato dalla bandiera di Palantir.