Tre guai fanno traballare il governo olandese, con poche soluzioni

Tra i tagli alla spesa pubblica, l’intervento su un mercato immobiliare saturo e la questione migratoria, la stabilità dell'esecutivo di Rob Jetten è compromessa. E alcuni osservatori sostengono che “il premier potrebbe fare rapidamente la fine di Starmer”

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19 MAY 26
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Foto LaPresse

L’Aia. Nei Paesi Bassi il governo di minoranza guidato da Rob Jetten sta facendo i conti con una serie di pressioni esterne che rischiano di metterne a repentaglio la stabilità, mentre la continua ricerca dei numeri in Parlamento sta limitando il raggio dell’azione politica forse più di quanto si poteva aspettare lo stesso leader dei Democraten 66. Ora la coalizione, che comprende anche Vvd e cristiano-democratici, è sotto attacco su almeno tre fronti: i tagli alla spesa pubblica, l’intervento su un mercato immobiliare saturo, la questione migratoria. Come spesso succede, tradurre la campagna elettorale in provvedimenti concreti è una strada lunga e accidentata.
Il primo tema ha a che fare proprio con l’agenda dettata da Jetten. Nel segno dell’efficientamento amministrativo, ma anche “per finanziare il programma di Difesa” che i Paesi Bassi intendono rafforzare. Come spiega il Telegraaf, a questo scopo il governo ha annunciato un pacchetto di provvedimenti di austerità: tagli pesanti alla previdenza sociale, ai sussidi di disoccupazione e agli assegni di invalidità. Quasi 5 miliardi di euro in tutto. Subito è partita la levata di scudi, con i sindacati che chiedono a gran voce di cancellare l’intero dossier dal tavolo, altrimenti seguiranno proteste di piazza a partire dal 30 maggio. A preoccupare la classe dirigente dell’Aia è la coesione di questa risposta: oltre a dover gestire una lunga ondata di scioperi, lo scoglio più grande sarebbe affrontare le opposizioni in Parlamento, centrosinistra in testa. Il ministero competente starebbe valutando di tassare la pensione statale, anziché alzare l’età pensionabile: sul fronte sindacale sarebbe un’opzione più percorribile, ma ci sarebbe da affrontare il veto del Cda, che non ha alcuna intenzione di voltare le spalle al suo elettorato più fedele. Il nodo dei tagli alla spesa pubblica si preannuncia impegnativo. Ma non è l’unico.
Da anni nei Paesi Bassi persiste una profonda crisi dell’offerta nel mercato immobiliare, aggravata dalla recente abolizione del termine trentennale per la detrazione degli interessi sui mutui ipotecari a partire dal 2031. Significa che il governo dovrebbe stanziare quasi 2 miliardi di euro aggiuntivi all’anno per ampliare la detrazione degli interessi oltre quella data; l’alternativa è far ricadere il costo sui proprietari delle case, con la conversione del loro mutuo in un piano a rata annuale più alta dopo il 2031. Questa seconda via scatenerebbe il malcontento del 60 per cento della popolazione olandese, eppure Jetten sarebbe restio a percorrere la prima: per finanziare la copertura di quei 2 miliardi e non appesantire il deficit di bilancio, servirebbe aumentare l’aliquota fiscale dei redditi medi, secondo il ministro delle Finanze in quota Vvd.
L’intera tenuta dell’esecutivo potrebbe però vacillare sulle politiche di asilo. Jetten si era giocato la carta del cinismo, adottando una strategia da falco in campagna elettorale. Il problema però è che il numero dei richiedenti asilo aumenta e il nuovo governo non riesce a invertire la tendenza. I sovranisti sono tornati alla carica, puntando il dito contro Jetten. Anche per questo il ministro-presidente sta cercando di accelerare l’iter legislativo in materia d’asilo, ma la struttura intrinseca del governo di minoranza è un ostacolo alla tempestività. Alcuni osservatori locali sostengono che “Jetten potrebbe fare rapidamente la fine di Keir Starmer”. In questi giorni il premier è pure finito in ospedale a Bonaire, per una puntura d’insetto a margine di una visita istituzionale. Potrebbe essere una primavera migliore.