Combattono l’Iran, seguono il modello Ucraina e collaborano con Israele. Gli Emirati sono un’alternativa al pacifismo in stile Flotilla

Uno stato con mille controversie da risolvere, ma che da qualche tempo a questa parte è diventato un felice punto di incontro tra paesi che sognano di ridurre il raggio d’azione dei professionisti del terrore. Lezioni niente male a tutti coloro che non sanno distinguere un aggredito da un aggressore

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21 MAY 26
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Foto Lapresse

Un anti Flotilla? Forse. Tra le poche buone notizie che si porta con sé la guerra non proprio trionfale contro gli ayatollah dell’Iran, ce n’è una importante e decisamente positiva che a prescindere da quella che sarà l’evoluzione del conflitto darà la possibilità a chi sogna di ridurre il raggio di azione dell’Asse del male che da Teheran arriva fino a Mosca di avere un alleato in più nella lotta, in prima fila, contro gli estremismi che spesso sfociano in terrorismi. Lo stato protagonista della storia che vi stiamo per raccontare non è democratico, ha mille contraddizioni e mille controversie da risolvere, ma da qualche tempo a questa parte è diventato un felice punto di incontro tra paesi che sognano di ridurre il raggio d’azione dei professionisti del terrore. Lo stato in questione coincide con lo stato degli Emirati Arabi Uniti e quello che hanno fatto gli Emirati negli ultimi mesi per provare a combattere l’estremismo e a difendere la pace vale, sia detto naturalmente con rispetto, forse più di quanto fatto negli ultimi mesi dalle simpatiche imbarcazioni che hanno dato vita alla coreografica Global Sumud Flotilla (sulle sciagurate e orrende scene offerte dal vergognoso ministro israeliano Ben Gvir che ieri ha postato una foto mentre deride attivisti della flotilla inginocchiati e bendati leggete l’editoriale).

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Gli Emirati, nel giro di poche settimane, hanno aiutato l’occidente a difendersi dalla reazione iraniana. Reazione iraniana che ha colpito anche le principali città degli Emirati, da Abu Dhabi a Dubai. Lo hanno fatto dando un senso di solidarietà alla lotta contro gli ayatollah, chiudendo la propria ambasciata a Teheran e ritirando il proprio ambasciatore a inizio marzo, dopo gli attacchi missilistici iraniani. Lo hanno fatto portando avanti, come ha scritto il Wall Street Journal, attacchi mirati contro l’Iran, incluso un intervento contro una raffineria sull’isola di Lavan. E nel proteggersi dall’estremismo iraniano hanno scelto di mettere insieme le difese di alcuni paesi che dai loro avamposti combattono da tempo contro i nemici dell’occidente. Per respingere i droni iraniani, per dire, gli Emirati hanno chiesto all’Ucraina un sostegno, nella consapevolezza che gli ucraini sono ormai in prima fila per capacità di intercettare i droni iraniani, che sono gli stessi usati dalla Russia per colpire l’Ucraina. Lo hanno fatto adottando alcuni avanzati sistemi anti drone e droni intercettori progettati e sviluppati dall’Ucraina per proteggere le proprie infrastrutture critiche. Ma lo hanno fatto, parallelamente, anche chiedendo un sostegno non scontato a Israele, che ha inviato agli Emirati, primo caso nella storia di un paese arabo che collabora con Israele nel settore della Difesa, una batteria Iron Dome con intercettori e decine di operatori israeliani per intercettare i missili iraniani. C’è chi, in giro per il Mediterraneo, sostiene che Israele uccida gli arabi in quanto arabi, i palestinesi in quanto palestinesi. C’è chi, nel mondo arabo, accetta invece soldati israeliani sul proprio territorio nella consapevolezza che una volta che sia chiaro chi sono gli agenti del caos, nel mondo, sia possibile allearsi contro chi prova a difendersi dagli stessi nemici: da Kyiv fino a Tel Aviv
Gli Emirati Arabi Uniti sono diventati un avamposto nella lotta contro alcuni regimi illiberali, non tutti naturalmente, perché gli Emirati hanno i loro scheletri nell’armadio, come dimostra il loro essere parte del problema e non della soluzione in Sudan. Ma nella lotta contro i regimi che minacciano il mondo libero gli Emirati non si sono limitati semplicemente a mettersi insieme a Ucraina e Israele per difendere la propria libertà. Hanno fatto di più. Sono usciti dall’Opec, mossi dall’idea che in una fase di grande instabilità avere la libertà di muoversi nel mercato energetico producendo a seconda dei propri interessi può diventare un modo per rispondere alle minacce globali, anche sull’energia. Hanno iniziato ad accelerare la costruzione di infrastrutture preziose, come il nuovo oleodotto West-East per raddoppiare la capacità di export via Fujairah entro il 2027, bypassando lo Stretto di Hormuz. E prima ancora del conflitto in Iran, a proposito di capacità di saper distinguere gli aggrediti dagli aggressori, le vittime e i carnefici, gli Emirati, in primo luogo, come segnale di lotta contro l’estremismo islamista hanno escluso tutte le università britanniche dalla lista degli atenei eleggibili per borse di studio pubbliche, ufficialmente per timori legati all’influenza della Fratellanza musulmana nei campus, e poi hanno sostenuto formalmente il piano Trump per Gaza, un piano che lega il futuro della Striscia all’uscita di scena di Hamas: niente governo di Hamas, disarmo delle sue milizie, transizione verso un’amministrazione palestinese tecnocratica e possibilità di “safe passage” per chi accetta di deporre le armi. Non sono un simbolo di libertà, di democrazia, di società aperta. Ma gli Emirati, triangolando con Israele, abbracciando l’Ucraina, combattendo gli ayatollah, sfidando l’estremismo islamista, da tempo offrono lezioni niente male a tutti coloro che non sanno distinguere un aggredito da un aggressore, non sanno capire in un conflitto chi è vittima e chi è carnefice e a tutti coloro che sventolano le bandiere della pace senza rendersi conto che per avere più pace non bastano le bandiere bianche, ma tocca costruire alleanze per combattere gli estremismi, gli integralismi, i terrorismi. Nella consapevolezza che per essere a favore della pace piuttosto che salpare in mare bisogna ricordare chi in un conflitto è parte del problema e chi della soluzione. Un anti Flotilla? Forse.