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La Germania non è più un paese per giovani. Chi parte e chi resta
Uno su cinque vuole andarsene: lo studio Jugend in Deutschland fotografa una generazione sfiduciata, esausta e senza prospettive
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21 MAY 26

Berlino. Trovare un lavoro in Germania. In passato è stato il sogno di migliaia di Gastarbeiter italiani e turchi prima, portoghesi e polacchi poi, e ancora greci, nordafricani, e vietnamiti (quest'ultimi via Ddr). Anche la maggior parte dei profughi in arrivo in tempi recenti dalla Siria, dall'Afghanistan o dall'Ucraina – in fuga da una guerra, da una dittatura o da entrambe – puntano in ultima analisi a sistemarsi in Germania. La Repubblica federale, dopo gli Stati Uniti, resta la seconda destinazione su scala globale per la migrazione e oggi ospita una popolazione di 71 milioni di tedeschi e circa 13 milioni di stranieri. Eppure dalla Germania si emigra, o almeno si vorrebbe farlo, e a guardarsi intorno sono soprattutto gli under 25. Lo spiega uno studio condotto dal ricercatore Simon Schnetzer, considerato un'autorità in Germania in tema di giovani, assieme ad accademici dell'Università di Potsdam e dell'Università di Costanza. Cosa rivela la versione 2026 della ricerca Jugend in Deutschland? Che la pressione sulle giovani generazioni aumenta ma che grandi aspettative si scontrano con scarse possibilità di realizzarsi – ed è il percepito a fare la differenza.
Il risultato è che il 21 per cento di un campione rappresentativo della fascia 14–29 anni esprime il desiderio di lasciare il paese. Per sempre? Impossibile dirlo visto che restiamo nel campo delle aspirazioni ma la percentuale è consistente. Più che un semplice sondaggio sulla propensione ad arricchire il proprio curriculum con un'esperienza all'estero, lo studio restituisce l'immagine di una generazione sfiduciata, parcellizzata, isolata. Lo studio, spiega lo stesso Schnetzer, come il susseguirsi delle crisi – pandemia, guerra, inflazione, crisi degli alloggi, instabilità politica – stia travolgendo sempre più i giovani. "I risultati dello studio sulle tendenze mostrano in modo drammatico quanto lo stress degli ultimi anni abbia colpito i giovani – sotto forma di tensione, esaurimento e mancanza di prospettive", spiega il ricercatore. Oggi 29 giovani su 100 sentono il bisogno di sostegno psicologico ma il valore è più alto per le giovani donne (34 per cento), gli studenti (32 per cento) e i disoccupati (42 per cento). Colpisce poi come il 60 per cento dei giovani risulti essere dipendente dal proprio smartphone mentre in molti ricorrono sempre più a servizi di consulenza supportati dall'AI per risolvere problemi personali.
È dunque la sfiducia il punto centrale dello studio: d'altronde che i tedeschi vadano a lavorare all'estero non è una novità. Basti pensare per esempio al brain drain dei neolaureati in Medicina sistematicamente "rapiti" dagli ospedali e dalle cliniche elvetiche. Ma se quei giovani sono da sempre attirati dagli stipendi in franchi svizzeri, il 21 per cento di chi oggi vorrebbe lavorare all'estero non insegue un sogno in valuta pregiata cercando invece di sfuggire a un presente che sente privo di speranza, via da una Heimat percepita come matrigna. Anche il dibattito sul più o meno imminente ripristino della leva obbligatoria è un motivo d'ansia che conferma come la guerra sia sempre più vicina.
Non mancano poi le contraddizioni politiche. Intervistato mercoledì dal Tagesspiegel, Schnetzer spiegava come la propensione a rivolgersi all'estero sia più forte fra i giovani che simpatizzano per l'AfD seppure non manchi tra quelli che vogliono scappare proprio perché temono un partito sovranista in crescita costante. "Ma perché i pro AfD vogliono andarsene ora che il loro partito è più forte?". Risponde il ricercatore: "Perché quelli di AfD sono proprio i più insoddisfatti e poi i giovani sono impazienti." Sovranisti o meno, Schnetzer osserva che fra gli under 29 diffusa è la sensazione che la Germania non sia un paese per giovani: difficile dare loro torto con Friedrich Merz diventato cancelliere a 69 anni suonati, secondo capo del governo più anziano dal Dopoguerra dopo Konrad Adenauer "matricolato" cancelliere a 73 anni di età. Se le istituzioni non sembrano troppo interessate al futuro dei giovani è giocoforza che la "ribellione politica" di AfD e Verdi contro la Cdu di Merz e contro i suoi alleati socialdemocratici (Spd) sia anche generazionale. E non è un caso che i primi a minacciare Merz di fargli mancare la maggioranza sotto i piedi siano state le nuove leve della Cdu (la Junge Union) chiedendo una riforma delle pensioni che tutelasse anche i giovani. Merz ha preso nota ma poi ha tirato dritto.