Putin torna a Mosca con il denaro di Xi per continuare la guerra

Non è stato raggiunto un accordo sul nuovo gasdotto, ma il viaggio d'affari del capo del Cremlino è andato bene. Il leader cinese mette in guardia da un mondo dominato dalla "legge della giungla", ma non è al conflitto in Ucraina che pensa

21 MAG 26
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Il consigliere per la Politica estera di Vladimir Putin, Yuri Ushakov, fa sempre fatica a parlare. Risulta costantemente trafelato, tanto che a volte la televisione di stato taglia ad arte le sue dichiarazioni, per far percepire meno l’affanno. Non fatica però a sorridere e quando il giornalista del Primo canale della televisione russa gli ha domandato se la visita a Pechino fosse andata bene, Ushakov ha risposto: “Molto bene”, con un ampio sorriso che da solo nascondeva l’affanno. Putin ha concluso ieri la sua visita a Pechinodove è andato a fare affari. Ha portato con sé i ministri, i consiglieri, gli amministratori di aziende statali e gli oligarchi e sono stati firmati almeno venti accordi su circa quaranta dossier, inclusa una dichiarazione “sull’istituzione di un mondo multipolare e di un nuovo tipo di relazioni internazionali”. Non è partito il progetto per la costruzione del gasdotto Sila Sibiri, o Power of Siberia, che dovrebbe trasportare dalla Russia 50 miliardi di metri cubi di gas all’anno fino all’estremo oriente cinese, ma i soldi di Pechino continueranno a fluire verso Mosca nell’ambito di altri accordi e per il Cremlino è questa la rassicurazione che conta per continuare la guerra contro l’Ucraina
A Putin servono i soldi, non il sostegno ideologico, e per quanto il leader cinese Xi Jinping stia diversificando le fonti energetiche del suo paese, rimane un finanziatore dell’economia del Cremlino.
Non ci sono stati grandi annunci, tutto fra i due leader è stato accolto come un dato di fatto, senza il bisogno di vantarsi dei risultati raggiunti. Per Putin e Xi era fondamentale mostrare l’amicizia da celebrare, e lo hanno fatto con foto, canti, una mostra congiunta delle due agenzie di stampa principali, la russa Tass e la cinese Xinhua, che hanno esposto le immagini sull’“amicizia infrangibile dei grandi popoli, la partnership strategica delle grandi potenze”. Xi Jinping durante uno degli incontri con il capo del Cremlino ha detto che il mondo rischia di regredire alla “legge della giungla” e non era un modo per accusare Putin di aver rotto ogni regola con l’aggressione all’Ucraina, ma un espediente per lodare la capacità stabilizzatrice dell’azione cinese assieme ai russi. Parlando con i giornalisti il leader cinese ha detto che Pechino e Mosca devono continuare a cooperare in settori come l’energia, la tecnologia, l’intelligenza artificiale per “migliorare la governance globale”. Per tutta la visita di Putin, è stata citata una sola fonte di instabilità nel mondo: l’“unilateralismo”, quindi gli Stati Uniti d’America del presidente Donald Trump che ha concluso la sua visita in Cina soltanto pochi giorni fa. La guerra in Ucraina, per Xi, non è di disturbo e finora ha consentito a Putin di portarla avanti sostenendo l’economia russa, acquistando più energia, contribuendo a fornire componenti per droni, aiutando a eludere le sanzioni e anche ad addestrare i soldati. Con la firma di nuovi contratti, il capo del Cremlino si è assicurato la possibilità di portare avanti l’aggressione e durante la visita è stato trattato ed esaltato come l’artefice di un nuovo mondo di calma, stabilità e cooperazione.