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Tutto il disagio del Regno Unito e del Labour si riversa su una suppletiva a Makerfield
Andy Burnham, il sindaco di Manchester che vuole sfidare Starmer per la guida del partito, Robert Kenyon, il candidato di Reform Uk, e la crisi che l'Inghilterra poteva evitarsi
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21 MAY 26

Andy Burnham (foto ANSA)
Gli abitanti di Makerfield, una circoscrizione nell’area metropolitana di Manchester, sono mezzo insofferenti e mezzo curiosi: i giornalisti gironzolano ovunque, fanno domande che partono da lontano, dagli anni Ottanta, quando la cura thatcheriana sconvolse questa terra di rivoluzione industriale e miniere, ma in realtà vogliono solo sapere se, alle elezioni suppletive che si terranno a giugno, ci sarà, come c’è da sempre, una maggioranza del Labour. Molti rispondono di sì, altri si ritraggono, infastiditi da questa luce che si è accesa sulla zona e che illumina impietosa un disagio che va ben oltre i confini di Makerfield, è su scala nazionale. Qui ha deciso di candidarsi Andy Burnham, sindaco di Manchester che vuole sfidare il premier Keir Starmer per la guida del Labour e quindi del Regno Unito: Starmer ha fatto di tutto per scongiurare questo scontro, era riuscito in passato a negare a Burnham la possibilità di entrare ai Comuni, ma dal 7 maggio, dopo la sconfitta alle amministrative, argini e calcoli sono crollati, ed ecco che il sindaco ha trovato la base da cui lanciare il suo attacco. Sempre ammesso che gli riesca.
Perché il Labour si comporta come se fosse l’unico partito del Regno, come se la voracità con cui si sta autoazzannando non avesse conseguenze, una piccola e bizzarra guerra civile, ce la vediamo tra di noi. E’ una miopia invero pericolosa, e infatti Reform Uk, guidato da Nigel Farage, fresco di una squillante vittoria elettorale, è passato rapido da “Starmer out” urlato a tutti i comizi prima del 7 maggio a: faremo di tutto per rovinare la festa di Burnham a Makerfield. Il guastafeste si chiama Robert Kenyon, 41 anni, soprannominato “plucky plumber”, l’idraulico coraggioso, ex ingegnere dell’Esercito, commentatore delle partite di rugby della squadra locale, i Wigan Warriors, appena eletto consigliere (ha battuto il laburista rivale con il doppio dei voti) e privato dei suoi account social perché contenevano amicizie, commenti e like estremisti. Online l’oblio non esiste, per cui un po’ del suo nero è già stato rigurgitato dalle ricerche – in particolare la sua amicizia con Gary Raikes, fondatore del partito neofascista New British Union, che però non è certo una sua peculiarità: in Reform Uk sono decine gli “amici” di Raikes – ma Kenyon non è certo uno che si scusa, e quel che ha detto sugli immigrati e sul patto sociale britannico violato dai partiti metropolitani lo ripete pubblicamente, e con orgoglio.
Nel 2024 Kenyon aveva perso contro il candidato laburista (era comunque arrivato secondo), ma ora punta tutto sul fatto che i suoi antenati sono arrivati in queste zone duecento anni fa e che invece per Burnham questa circoscrizione è soltanto “un trampolino di lancio”, mentre per lui “è l’unico posto che ho sempre voluto rappresentare, sarò il primo parlamentare a essere nato qui”. Farage ha già definito il perimetro del campo di gioco, l’idraulico coraggioso che si riprende mentre va a lavorare col furgoncino contro “Open Borders Burnham”, e se è vero che questa è terra laburista da sempre, è anche vero che alle amministrative Reform Uk ha rosicchiato voti e consiglieri, conquistando il consenso della classe lavoratrice che ha sempre pensato che il Labour fosse il suo partito di riferimento e ora non ne è più sicura. Burnham ovviamente si gioca tutto, questa suppletiva e la sua sfida a Starmer, mentre il suo partito si copre gli occhi perché forse questo film ha un finale che conosce, ma che non vuole vedere.
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Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi