Esteri
rimedi in medio oriente •
Trump vuole tutti e subito negli Accordi di Abramo
La richiesta ad Arabia Saudita, Qatar e Pakistan rischia di far passare l'intesa dalla rivoluzione all'irrilevanza per sistemare la situazione con Teheran
26 MAG 26

Per raggiungere la Guida suprema, Mojtaba Khamenei, bisogna affrontare un labirinto di corrieri. Vive recluso, lontano da tutto, è malato e ossessionato dalla possibilità di essere colpito di nuovo. Anche per i funzionari iraniani autorizzati a negoziare un memorandum d’intesa con gli americani è complesso parlargli, eppure, dicono, nessuna decisione può essere presa se Khamenei non approva. Sabato scorso l’intesa fra Teheran e Washington sembrava possibile, domenica sembrava vicina, ieri Donald Trump ha detto che i negoziati procedevano “splendidamente”. L’inaccessibilità di Khamenei potrebbe ritardare il momento delle decisioni, ma potrebbe anche essere una scusa che gli iraniani prendono per guadagnare tempo: nonostante i vincoli della Guida suprema, si è ormai imposta in Iran una leadership collettiva che può prendere decisioni o quantomeno mandare segnali decisivi. Nell’attesa, Trump vuole dimostrare che sta lasciando un medio oriente migliore di come lo ha trovato. Ieri il capo della Casa Bianca ha assicurato che l’accordo con Teheran o sarà grande o non ci sarà, ma sembra essere un’altra l’eredità su cui il presidente americano punta in medio oriente: gli Accordi di Abramo. Da due giorni il discorso si è spostato dal progetto nucleare iraniano che deve essere eliminato al nuovo sistema di alleanza che si può creare in medio oriente. E ieri Trump ha richiesto “in modo vincolante” che tutti i paesi coinvolti nei negoziati con la Repubblica islamica dell’Iran firmino gli Accordi di Abramo e normalizzino le relazioni con Israele. “Chiedo ai miei rappresentanti di avviare e portare a termine con successo il processo di adesione di questi paesi agli storici Accordi di Abramo”, ha scritto Trump sul suo social Truth, rivolgendo la richiesta all’Arabia Saudita, al Qatar, alla Turchia e al Pakistan. Nello stesso post, il presidente americano ha scritto che “sarebbe un onore” se un giorno anche Teheran decidesse di unirsi all’intesa, lasciando intuire una scarsa comprensione dei rapporti nella regione. La Repubblica islamica non ha neppure risposto all’invito, i suoi funzionari erano diretti a Doha per continuare a negoziare. L’Arabia Saudita, invece, secondo la Cnn, avrebbe già detto che qualsiasi futuro nuovo rapporto con Israele è legato alla creazione di un percorso irreversibile verso uno stato palestinese. E’ da sempre la posizione di Riad, che usa la formula molto vaga di “percorso verso” che in realtà rappresenta una grande apertura al negoziato: non chiede uno stato palestinese, ma soltanto un iter. Secondo Axios, quando Trump ha telefonato ai leader del Golfo sabato scorso, esponendo l’idea che tutti dovrebbero firmare gli Accordi di Abramo, ha sentito un lungo silenzio dall’altra parte del telefono. Nessuno sapeva cosa dire e Trump ha chiesto: “Siete ancora tutti lì?”.
Gli Accordi di Abramo sono stati rivoluzionari e ancora oggi dimostrano di resistere a molti urti, come nel caso del rapporto fra Israele ed Emirati Arabi Uniti, ma, in questo momento, Trump li vede come la medicina in grado di curare una possibile intesa non soddisfacente con l’Iran, che lasci il regime in grado di ferire il medio oriente anche in futuro. Il rischio è di trasformare gli Accordi in un sistema per riparare un danno e rendere tutti responsabili dei futuri rapporti con l’Iran.
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Micol Flammini è giornalista del Foglio. Scrive di Europa, soprattutto orientale, di Russia, di Israele, di storie, di personaggi, qualche volta di libri, calpestando volentieri il confine tra politica internazionale e letteratura. Ha studiato tra Udine e Cracovia, tra Mosca e Varsavia e si è ritrovata a Roma, un po’ per lavoro, tanto per amore. Nel Foglio cura la rubrica EuPorn, un romanzo a puntate sull'Unione europea, scritto su carta e "a voce". E' autrice del podcast "Diventare Zelensky". In libreria con "La cortina di vetro" (Mondadori)
