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Project 2029 •
Alcuni democratici americani stilano il piano presidenziale per frenare il trumpismo
Dal carovita alla cura dei bambini in età prescolare. Un set di idee non ancora completo e un buon inizio per conquistare gli indipendenti di centro, senza alienare una sinistra che vede nel mondo del tech un nemico da abbattere a ogni costo
30 MAG 26

Foto ANSA
Alle elezioni americane del 2024 si era molto parlato del cosiddetto Project 2025 stilato dalla Heritage Foundation che dava una lista di obiettivi al “prossimo presidente conservatore”. All’epoca Donald Trump lo aveva disconosciuto, ma un’attenta analisi dei primi cinquanta ordini esecutivi mostra che ben trentasei erano ispirati a quel corposo “piano d’azione” che aveva come titolo l’anodino “Mandate for Leadership”. In uno dei posti chiave del governo è finito uno degli autori principali del testo, Russell Vought, a capo dell’Ufficio management e budget che decide quali sono le priorità di spesa. Adesso i dem vogliono rispondere, sul modello proposto dal governatore della California Gavin Newsom, “fuoco con il fuoco”. E anche se per mesi le idee radicali di destra del Project 2025, che già avevano anticipato il sovvertimento del dipartimento di Giustizia e le deportazioni di massa di migranti, erano state pubblicamente esecrate da tutti gli esponenti progressisti a cominciare dal presidente Joe Biden, in alcuni gruppi si comincia a pensare a come rispondere in modo altrettanto efficace. Così dallo scorso ottobre Chad Maisel, senior fellow del Center for American Progress, un think tank fondato dall’eminenza grigia John Podesta influente consigliere dei presidenti del Partito democratico.
Per mesi sul progetto, a parte qualche slogan sul sito ufficiale e sulle pagine social su X e Bluesky (quest’ultimo molto amato dall’intellighenzia progressista), non è mai trapelato nulla di preciso. Fino a quando il magazine online The Bulwark, uno delle poche pubblicazioni sia conservatrici sia antitrumpiane, ha visionato un’anticipazione in esclusiva. Non ci sono proposte shock come nel manifesto reazionario che sta facendo da base al trumpismo attuale, ma alcune idee molto precise, soprattutto contro il carovita, a cominciare dai monopoli de facto dei servizi in vaste aree del paese: “La rete elettrica americana funziona ancora secondo un modello monopolistico vecchio di un secolo, che lascia 150 milioni di famiglie senza possibilità di scegliere da chi acquistare l’energia e tiene bloccati decine di miliardi di dollari di potenziali risparmi”. Il passo prosegue indicando il rimedio: “Il prossimo presidente dovrebbe aprire questi monopoli alla concorrenza, così da ridurre le bollette, accelerare i tempi di realizzazione e liberare un nuovo mondo di energia più pulita ed economica per famiglie e imprese”. Una misura quindi abbastanza liberale per spezzare i monopoli privati. C’è una misura anche dedicata alla cura dei bambini in età prescolare, il cui costo spesso mangia il 20 per cento del reddito delle famiglie. Qui la soluzione non appare molto chiara, ma intende porre il tema al prossimo presidente democratico in modo da ottenere rapidamente una soluzione. Si prosegue con un altro provvedimento dedicato alla cosiddetta “economia dei piccoli fastidi” ovverosia quel complesso composto di clausole nascoste, noie burocratiche e sottili inganni che rende difficile affrontare abbonamenti con le piattaforme di intrattenimento così come la sottoscrizione di un conto bancario, che spesso diventa un percorso a ostacoli. La denuncia non riguarda i singoli impicci ma un “sistema che lo usa regolarmente per rubacchiare piccole somme ai risparmiatori”. Infine, c’è una stoccata al mondo del Big Tech: introdurre un limite di età per l’uso dei social alla luce di quanto emerso nelle politiche dei grandi social, strutturate in modo da tenere gli utenti il più possibile incollati allo schermo. Come per il “bere e il gioco d’azzardo” anche per i social network, quindi, occorre un limite di età, sulla scia di quanto fatto in altri paesi.
Ci sono anche dei contro in questo set di idee non ancora completo: per un partito come quello democratico che fatica a scrollarsi di dosso l’immagine di formazione politica elitista, non è il massimo farsi dettare la linea da un’organizzazione fondata da uno dei più grandi insider politici degli ultimi trent’anni come Podesta. Il rischio contrario però, come ha dichiarato Maisel, è di consentire che ancora una volta i dem tornino al potere senza un’idea precisa sull’attuazione del programma stabilito nella convention agostana del 2028. Perdendo tempo prezioso. Non ci sono però idee radicali né eccessivamente socialiste. E questo potrebbe essere un buon inizio per i democratici che devono conquistare gli indipendenti di centro senza alienare una sinistra che vede nel mondo del tech un nemico da abbattere a ogni costo. E togliere i bambini dai social sarebbe un primo punto molto importante da segnare.