Caro Mattarella, ecco perché è sbagliato definire “indebita” l’autodifesa israeliana

Dal 7 ottobre ai razzi di Hezbollah, l’offensiva israeliana nasce contro un sistema armato che vuole cancellare lo stato ebraico. Se anche noi come Israele avessimo avuto ai confini dei terroristi come Hezbollah avremmo usato la stessa forza

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Foto Ansa

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è un tipo che si sa fare amare. Ha convissuto per anni con governi diversi, alcuni dei quali implausibili, come quello del contratto tra Salvini e Di Maio. Ha rispettato e fatto rispettare le regole del gioco, nonostante tutto, ha promosso esecutivi politici e tecnici di tutto rispetto, è stato capace di sovrintendere al primo governo guidato da una forza di destra con encomiabile saggezza, ha dato alcune sonore lezioni di garantismo giuridico alla magistratura militante, è stato perfetto sulla guerra di aggressione della Russia di Putin in Europa, si cimenta in una retorica istituzionale che ha qualcosa di prezioso, rassicura e tende il più che sia possibile a non essere bolsa, noiosa annacquata. Mattarella si è procurato antipatie e avversari tra le estreme tendenze di destra e di sinistra non riconducibili a un vero spirito nazionale. Ha fatto insomma il suo mestiere di capo dello stato come doveva, né più né meno. Comprensibile che sulla guerra in medio oriente, e in particolare sulla controffensiva violenta e spietata scatenata da Israele sui propri nemici, il Quirinale mostri dei segni di cedimento alla pressione devastante, univoca e trasversale che colpisce il paese degli ebrei.
Comprensibile forse, ma quanto giustificabile non si capisce. Gli argomenti quirinalizi contro l’offensiva libanese di Tsahal su Hezbollah sono deboli, prima di tutto sul piano logico, e poi sul piano civile e politico. L’Europa, d’accordo su questo, ha costruito una gabbia di astensionistico dissenso sulla guerra agli ayatollah. Procede, anzi è in stallo, sulla linea confortevole di Obama, il cui vero risultato non fu un cambiamento o un miglioramento del regime terroristico all’origine del disordine e delle minacce globali note, al contrario. Trump e Netanyahu, anche litigando duramente tra loro, hanno cercato di rovesciare il regime criminale di Teheran e di bloccare il nucleare iraniano, minaccia per tutti, fino (persino) a noi. Mattarella non è solo il sovrintendente della diplomazia italiana e il custode della Costituzione, è il capo delle Forze armate e il presidente del Consiglio supremo di difesa. Impossibile non sappia che la linea pattizia e attendista con l’Iran ha prodotto l’incendio del medio oriente e ha causato centinaia di migliaia di morti in Siria, per arrivare all’offensiva del 7 ottobre, al pogrom (per non parlare del disastro libico, di stretto interesse nazionale, e dei pericoli del terrorismo internazionale in Europa).
Sapendo, il presidente dovrebbe evitare di considerare “indebita” l’azione di autodifesa di Israele verso un esercito che occupa sostanzialmente il Libano e le sue istituzioni, rifiuta di disarmarsi e di astenersi dal bombardare Israele, il suo nord per lo meno, con i razzi e i droni, oggi anche invisibili e inintercettabili. Hezbollah è una creazione nichilista e jihadista dell’Iran per l’eliminazione di Israele dalla faccia della terra, si è raccordato con altre creature analoghe come Hamas e gli houthi, per lo stesso scopo. L’occupazione israeliana di territori della Palestina, dopo una guerra subita e vinta da Israele in vista della sua sicurezza esistenziale, è durata troppi anni in assenza di un interlocutore di pace credibile, comporta costi drammatici per palestinesi e israeliani, alimenta estremismo e fanatismo oltre a un’opposizione democratica israeliana forte e combattiva. Ma non è per nessun motivo alibi di resistenza per forze che vogliono sgombrare un paese internazionalmente riconosciuto e frutto di una grande avventura umana, e sgombrarlo dal fiume al mare. Se ai nostri confini avvenisse qualcosa di analogo, grottesco pensare che non ci comporteremmo allo stesso modo. Per dirla con Mattarella, in modo “indebito”.