L'uccisione di un casco blu non fa notizia se è Hezbollah a ucciderlo

Dopo l’ennesimo attacco di Hezbollah contro i peacekeeper Unifil, l’indignazione internazionale resta a geometria variabile: quando a colpire è la milizia filo-iraniana, le vittime scompaiono dal radar e la retorica dell’imparzialità Onu si rivela per ciò che è

4 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 17:14
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Foto Dpa, via Getty Images

L’uccisione di un casco blu serbo della missione Unifil nel sud del Libano – colpito da un mortaio di Hezbollah vicino a Marjayoun – non dovrebbe sorprendere più nessuno, se non per la consueta indifferenza occidentale.
Un mese fa, due soldati francesi di Unifil erano stati uccisi per le ferite riportate in un attacco compiuto sempre da Hezbollah. Tre peacekeeper indonesiani erano stati uccisi a fine marzo in un’esplosione sul ciglio della strada a Bani Hayyan, nel sud del Libano. Nel dicembre 2022, Hezbollah aveva ucciso il soldato irlandese Sean Rooney mentre era in missione di peacekeeping.
Se fosse stato Israele a ucciderli, oggi vedremmo ben altre reazioni. L’Onu convocherebbe sedute d’emergenza, la stampa europea titolerebbe sulla “strage della pace”, l’Unione europea minaccerebbe sanzioni e il solito coro di intellettuali denuncerebbe “il crimine di guerra sionista”. La retorica dell’“interposizione imparziale” tra Libano e Israele invece si rivela, ancora una volta, una farsa tragica. I caschi blu, inviati con il nobile mandato della risoluzione 1701, sono diventati bersagli comodi per una milizia sciita armata fino ai denti, finanziata e diretta da Teheran, che usa il sud del Libano come piattaforma di lancio contro lo stato ebraico. Hezbollah non nasconde le sue intenzioni: distruggere Israele, esportare la rivoluzione islamica, mantenere il Libano ostaggio di una teocrazia terroristica. I peacekeeper, in questa equazione, sono poco più che fastidi statistici. Il doppio standard invece è la moneta corrente della geopolitica contemporanea: Israele è sempre colpevole a priori, anche quando difende la propria esistenza; i jihadisti sciiti sono invece “resistenti”, anche quando massacrano schiere di caschi blu.