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Il Teofilo mediatore che piace a Trump
Ecco l’uomo per far dialogare Putin e Zelensky: il patriarca ortodosso di Gerusalemme. Ma a Kyiv sono perplessi
9 GIU 26

Foto Ansa
Giovedì scorso, Donald Trump ha ricevuto alla Casa Bianca Teofilo III, patriarca ortodosso di Gerusalemme e pare – dai commenti e dalle indiscrezioni – che ne sia rimasto entusiasta. Sarà perché Teofilo gli ha donato la Gran Croce dell’Ordine del Santo Sepolcro, riconoscendo quindi al presidente americano doti spiccate da “defensor fidei”, chissà. Sta di fatto che, secondo Yediot Ahronot, Trump avrebbe proposto al patriarca di farsi mediatore fra Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky, ora che lui ha deciso di fare un passo indietro. Sfruttando il fatto che tra poche settimane è in programma proprio un incontro fra Teofilo e il capo del Cremlino, si potrebbe intavolare un dialogo produttivo, in modo da chiudere un fronte che alla Casa Bianca considerano una seccatura e nulla di più.
Scegliere (o anche solo ipotizzare) di incaricare il patriarca ortodosso di mediare fra le parti, però, comporta altri problemi. Alla crisi politica e diplomatica si sommerebbero infatti questioni meramente religiose, mai banali quando di mezzo ci sono le ortodossie dell’oriente. Teofilo è ben visto da Mosca, meno dagli ucraini. Benché il patriarca non sia considerato pregiudizievolmente anti Kyiv, è altrettanto vero che non ha mai benedetto l’autocefalia concessa da Bartolomeo I di Costantinopoli alla Chiesa ortodossa ucraina. E questo, nei settori più nazionalisti del paese governato da Zelensky, è stato considerato un atteggiamento filorusso. In realtà, la situazione è più complessa: Teofilo III si è tenuto tutti i canali aperti, mantenendo una forte cautela nell’esporsi e ribadendo che il suo unico obiettivo è quello di favorire pace e dialogo. Non si è apertamente schierato, insomma, ma l’aver mantenuto rapporti con la parte del clero ucraino rimasto fedele a Kirill rende arduo pensare che sia l’uomo giusto (o quello gradito) per poter far sedere attorno a un tavolo Putin e Zelensky. Non sarà Gerhard Schröder, insomma, ma neanche il profilo più adatto secondo le idee che circolano a Kyiv.