Esteri
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Kallas scongela l’European Facility per l’Ucraina. Qualche intoppo
Usare questo fondo permetterebbe di riequilibrare la situazione all’interno dell’Ue, aumentando i contributi di paesi come Italia, Francia e Spagna. Ma i problemi di deficit di alcuni di questi stati membri, nonché la regola dell’unanimità, rischiano di far saltare i piani
9 GIU 26

Foto ANSA
Bruxelles. L’Alto rappresentante per la politica estera, Kaja Kallas, sta testando la volontà degli Stati membri dell’Unione europea di fornire ulteriori aiuti militari all’Ucraina, andando oltre il prestito da 90 miliardi di euro destinato a coprire le necessità militari per Kyiv. In un incontro informale a Cipro ieri, i ministri della Difesa dei ventisette stati membri hanno iniziato a discutere di come utilizzare 6,6 miliardi di euro della European Peace Facility, il fondo per l’assistenza di sicurezza ai paesi terzi, che erano già stati destinati al sostegno all’Ucraina, ma che sono rimasti congelati per oltre tre anni a causa del veto di Viktor Orbán. Il nuovo primo ministro ungherese, Péter Magyar, ha tolto la sua riserva. Kallas ha presentato una proposta che prevede di dividere i 6,6 miliardi di euro in tre: una parte dovrebbe servire a rimborsare i paesi che tra il 2022 e il 2023 hanno trasferito le armi che avevano in stock all’Ucraina; un’altra parte dovrebbe finanziare l’acquisto congiunto di nuove armi; una parte molto più limitata sarebbe destinata al finanziamento dell’addestramento dei soldati ucraini condotto dall’Ue attraverso la missione Eumam. Ma la discussione rischia di essere più complicata del previsto. Il finanziamento di nuovi acquisti di armi con la European Peace Facility servirebbe a riequilibrare il problema della “condivisione degli oneri” del sostegno militare all’Ucraina. Ma, dato che si tratta di un fondo fuori dal bilancio dell’Ue, finanziato direttamente dagli stati membri sulla base del loro pil, alcuni governi potrebbero obiettare. Tanto più se la proposta dovesse servire a Kallas per rilanciare una sua vecchia idea per aumentare l’assistenza militare con costi significativi per le casse nazionali. Lo scorso anno Francia e Italia avevano bocciato il progetto di Kallas di creare un fondo da 40 miliardi di euro per acquistare armi per l’Ucraina e compensare l’interruzione degli aiuti militari degli Stati Uniti.
A Cipro Kallas ieri ha confermato che l’Ungheria “sta revocando” il veto sulla European Peace Facility per l’Ucraina. L’Alto rappresentante ha ricordato che questo fondo era destinato a rimborsare gli stati membri che avevano svuotato gli arsenali per trasferire armi a Kyiv nei primi anni della guerra. La Polonia sta ancora aspettando 2,2 miliardi di euro di rimborsi per l’equipaggiamento che aveva trasferito all’Ucraina nel 2022-23. “Ora si pone anche la questione se concentrarsi su ulteriori aiuti all’Ucraina o sul rimborso dei contributi già versati”, ha spiegato Kallas. La sua proposta “tiene conto di entrambe le questioni” e serve a “ripartire gli oneri”, ha aggiunto l’Alto rappresentante. Dopo i ministri della Difesa, saranno quelli degli Esteri a entrare nei dettagli nella loro riunione del 15 giugno a Lussemburgo.
Dopo un attacco devastante russo contro Kyiv, il ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha, il 2 giugno ha esplicitamente chiesto di approfittare della fine del veto dell’Ungheria per finanziare gli acquisti di nuove armi. “Utilizzate i fondi ora disponibili del Fondo europeo per la pace per finanziare il programma (della Nato) Purl e acquisire ulteriori sistemi missilistici Patriot e missili per l’Ucraina”, ha scritto Sybiha su X: “Rafforzate la coalizione per la difesa missilistica balistica. Aumentate gli investimenti nelle capacità di attacco a lungo raggio dell’Ucraina”.
Due terzi del prestito da 90 miliardi dovrebbe andare agli aiuti militari all’Ucraina, sotto forma di sostegno alla produzione di armi nel paese o acquisti congiunti. Ma, secondo diversi diplomatici, le risorse non saranno sufficienti. Il prestito dell’Ue copre solo una parte delle necessità militari di Kyiv per il 2026 e 2027. Tra i ventisette la Germania, i paesi nordici e quelli baltici ritengono che sia necessario incrementare gli aiuti bilaterali. Sono loro i principali contributori agli acquisti di armi americani attraverso il programma Purl. Usare la European Peace Facility permetterebbe di riequilibrare la situazione all’interno dell’Ue, aumentando i contributi di paesi come Italia, Francia e Spagna grazie alla chiave di ripartizione basata sul pil. Ma i problemi di deficit di alcuni di questi stati membri, nonché la regola dell’unanimità, rischiano di far saltare i piani di Kallas, nonostante la scomparsa del veto di Orbán.