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Mondiali 2026, le politiche di Trump stanno facendo infuriare il settore turistico americano
Se il mancato visto al direttore di gara somalo Omar Abdulkadir Artan è dovuto a un inghippo burocratico, l'accesso negli Stati Uniti è diventato un problema per molti tifosi. E il settore turistico e alberghiero ha iniziato a protestare contro l'Amministrazione

Foto Ap, via LaPresse
Omar Abdulkadir Artan è uno stimato arbitro somalo, uno dei migliori della Confederazione calcistica africana (Caf), premiato come miglior direttore di gara africano nel 2025. Omar Abdulkadir Artan non potrà però arbitrare a questi Mondiali in quanto “gli è stato negato l'ingresso negli Stati Uniti", ha dichiarato la Fifa. A determinare l’esclusione dell’arbitro somalo sono stati problemi di visto. Omar Abdulkadir Artan è stato bloccato all’aeroporto di Miami dopo essere sceso da un aero partito da Istanbul. Secondo la Fifa, il suo ingresso negli Stati Uniti “è stato negato a causa di problemi di verifica del visto”.
La Somalia è stata inserita nella lista redatta dall’Amministrazione Trump dei paesi non graditi. Per i cittadini di questi stati c’è il divieto di ingresso non motivato negli Stati Uniti. Arbitrare a un Mondiale dopo essere stato selezionato da una confederazione internazionale dovrebbe essere una motivazione valida per l’ingresso, ma non in questo caso. Il portavoce del Customs and border protection non ha voluto fornire dettagli. A quanto risulta al Foglio, a determinare il non ingresso in America del direttore di gara sarebbe un problema burocratico: sebbene Omar Abdulkadir Artan avesse fatto domanda per un visto americana nei tempi stabiliti, questa non è stata presentata all’ambasciata americana di Mogadiscio, ma a quella a Nairobi, Kenya. Un ritardo nelle comunicazioni tra i due uffici avrebbe determinato lo sforamento dei tempi di consegna della richiesta del visto e quindi il respingimento del direttore di gara.
Se il caso di Omar Abdulkadir Artan può essere catalogato come un qui pro quo burocratico, il problema dell’accesso negli Stati Uniti dopo la stretta trumpiana dell’immigrazione rimane.
Sabato mattina l'attaccante iracheno Aymen Hussein, convocato ai Mondiali nelle file della Nazionale irachena, è stato trattenuto e interrogato per quasi sette ore all'aeroporto O'Hare di Chicago, dopo essere sceso con i compagni di squadra dall’aereo che li ha portati negli Stati Uniti. Alla fine, al calciatore è stato concesso il visto. Visto che invece non è stato dato al fotografo della Nazionale, come confermato al Guardian e ad altri media da un funzionario del Comitato olimpico iracheno.
La stretta agli ingressi sta iniziando a preoccupare soprattutto il settore turistico americano. Secondo un report fatto realizzare da un’importante catena alberghiera statunitense, che negli anni scorsi aveva ampliato la sua presenza nella costa est degli Stati Uniti in vista dei Mondiali 2026 (soprattutto a Miami, Filadelfia e Boston), la stima di utili che porterà la Coppa del mondo si è fortemente ridotta rispetto a un anno fa. Secondo le previsioni della società di analisi di mercato a cui era stato richiesto il report, il Mondiale dovrebbe fruttare al gruppo alberghiero tra il 15 e il 25 per cento in meno rispetto a quanto stimato un anno fa al termine del Mondiale per club.
In America, la manifestazione calcistica si è trasformata nell'ultimo campo di battaglia per chi protesta contro la campagna trumpiana sull'immigrazione. Ma a protestare non sono più solo i militanti democratici e quelli legati a gruppi politici. È il mondo del lavoro e del turismo che sta iniziando a criticare l’Amministrazione Trump. Venerdì scorso oltre 2.000 lavoratori del SoFi Stadium di Los Angeles hanno votato a favore di un possibile sciopero se non riceveranno la garanzia dall'agenzia statunitense per l'immigrazione e le dogane che non saranno effettuate operazioni di polizia e “deportazione all'interno o all'esterno della struttura”.
A maggio l'American Hotel & Lodging Association aveva pubblicato un report nel quale emergeva che l'80 per cento degli operatori turistici aveva evidenziato che le prenotazioni nelle città ospitanti le partite della Coppa del mondo erano al di sotto delle previsioni. La stessa associazione ha scritto alla Casa Bianca per chiedere una sospensione almeno temporanea della politica anti-immigrazione per garantire “la sopravvivenza del settore turistico nelle città interessate dal Mondiale”. L’Amministrazione non ha risposto. La stessa lettera era stata inviata alla Fifa, che però ha evitato di criticare l'Amministrazione Trump o di rilasciare dichiarazioni sul ruolo che l'Ice dovrebbe svolgere durante la rassegna iridata.
