Cosa controlla Hezbollah se si lascia sfuggire una spia dal carcere

Il palestinese-ucraino Khaled al Aidi era detenuto con l’accusa di essere una spia e di collaborare con Israele. Adesso la sua fuga si sta trasformando in un caso politico e diplomatico che mette in difficoltà tanto il gruppo sciita quanto le autorità di Beirut

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Foto ANSA

Tel Aviv. Khaled al Aidi è scomparso a marzo, nel caos dei bombardamenti israeliani su Dahiye, la periferia meridionale di Beirut gestita da Hezbollah. Era detenuto nelle carceri del gruppo sciita, con l’accusa di essere una spia e di collaborare con Israele. Dal momento del bombardamento, di al Aidi non sono più state trovate tracce, sicuramente non è stato trovato il corpo, portando tutti a un’unica conclusione possibile: è riuscito a fuggire. Adesso la sua fuga si sta trasformando in un caso politico e diplomatico che mette in difficoltà tanto Hezbollah quanto le autorità di Beirut.
Secondo quanto emerso da documenti giudiziari e fonti della sicurezza libanese, al Aidi era stato arrestato durante una vasta operazione contro una presunta rete di spionaggio collegata a Israele. Gli investigatori sostengono che il gruppo stesse preparando attentati e omicidi politici in Libano, compresa un’operazione pianificata per l’anniversario della morte di Hassan Nasrallah, leader di Hezbollah eliminato da Israele il 27 settembre del 2024. Nel corso delle indagini sarebbero state rinvenute un’automobile e una motocicletta cariche di esplosivo, elementi che hanno portato all’incriminazione di sette persone.
Fra tutti gli imputati, tuttavia, emerge la figura di Khaled al Aidi. Mentre gli altri sono detenuti nelle carceri statali in attesa di processo, lui era stato affidato direttamente alla custodia di Hezbollah, segno che l’organizzazione lo considerava probabilmente una figura di rilievo all’interno della rete.
La sua biografia risulta ancora più interessante: rifugiato palestinese originario della Siria, avrebbe ottenuto la cittadinanza ucraina attraverso la madre. Dopo aver vissuto in Etiopia, sarebbe arrivato in Libano nell’agosto del 2025. A differenza di molti altri casi di presunta collaborazione con Israele, non risultano suoi legami noti con Hezbollah o con l’ambiente sciita libanese. Secondo la ricostruzione delle autorità locali, l’intera rete sarebbe stata coordinata da un agente del Mossad residente in Germania, che comunicava con i suoi collaboratori attraverso applicazioni criptate. Ma è proprio dopo la fuga di al Aidi che la vicenda assume contorni ancora più opachi.
Documenti ottenuti dall’Associated Press rivelano infatti che l’ambasciata ucraina a Beirut avrebbe chiesto alle autorità libanesi di consentire all’uomo di lasciare il paese. La richiesta sarebbe stata respinta, poiché nei suoi confronti era già stato emesso un mandato di arresto. Successivamente, tuttavia, un funzionario ucraino ha confermato che al Aidi non si trova più presso la rappresentanza diplomatica, senza fornire ulteriori dettagli sulla sua destinazione. Per gli apparati di sicurezza libanesi il sospetto è che l’uomo sia ormai riuscito a lasciare il Libano. Dove si trovi oggi resta però un interrogativo senza risposta.
Alcune ipotesi indicano la Siria come possibile destinazione, ma le autorità di Damasco affermano di non avere alcuna informazione in merito. La scomparsa di al Aidi rischia di avere conseguenze che vanno oltre il semplice caso giudiziario. Infatti, se dovesse emergere che settori dello stato libanese hanno favorito, direttamente o indirettamente, la sua fuga, le tensioni con la base sciita di Hezbollah potrebbero intensificarsi ulteriormente. Già oggi una parte consistente dell’organizzazione guarda con sospetto al governo di Beirut, accusandolo di aver avviato negoziati diretti con Israele.
Dal 7 ottobre del 2023, dopo l’attacco di Hamas contro Israele e la decisione di Hezbollah di intervenire nella guerra, colpendo il nord dello stato ebraico, il governo libanese sta cercando di ridurre il peso militare e politico del gruppo terrorista, e di rafforzare il controllo statale sul territorio. E’ tenuto a farlo anche per gli accordi presi con Gerusalemme e nell’ambito degli ultimi negoziati diretti fra le autorità di Beirut e il governo di Israele. Per alcuni osservatori israeliani l’aspetto più delicato della vicenda riguarda un altro elemento: numerose delle presunte spie individuate in Libano negli ultimi anni proverrebbero proprio dagli ambienti vicini a Hezbollah.
In questo senso, la fuga e la successiva scomparsa di Khaled al Aidi rappresentano non solo un fallimento operativo, ma anche un duro colpo all’immagine di un’organizzazione, che ha sempre fatto della sicurezza interna uno dei suoi principali punti di forza e che oggi sembra vacillare più che mai.