Risposte urgenti alla strategia iraniana del terrore in Europa

Stati Uniti, Australia ed Europa condannano i piani sostenuti dall’Iran per uccidere dissidenti iraniani, giornalisti critici del regime e comunità ebraiche: “Teheran fermi subito i suoi attacchi sul nostro suolo”. E’ la prima volta che accade

12 GIU 26
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Foto ANSA

Catene di comando brevi, reclutamento di teppisti locali, criminali da quattro soldi pagati o indottrinati, rivendicazione immediata sui canali Telegram, terrorismo low cost, alto impatto. E’ la strategia iraniana del terrore in Europa. Ora Stati Uniti, Australia ed Europa hanno condannato i piani sostenuti dall’Iran per uccidere dissidenti iraniani, giornalisti critici del regime e comunità ebraiche, in una dichiarazione congiunta diffusa mercoledì. “Siamo uniti nella nostra determinazione a proteggere i nostri paesi e i nostri popoli da queste minacce: la Repubblica islamica dell’Iran deve fermare immediatamente queste azioni”, si legge nella nota. E’ la prima volta che accade. Il rischio, scrive il Washington Post, è che “l’Europa diventi il campo da gioco preferito per il terrorismo dell’Iran”. Per anni, Bruxelles e le sue cancellerie hanno guardato alla Repubblica islamica attraverso il prisma nucleare: centrifughe, arricchimento, sanzioni da calibrare. Un approccio da contabili che ignorava la natura profonda del regime islamista che non distingue tra esterno e interno.
Ora sinagoghe che bruciano a Londra, Liegi, Rotterdam e Amsterdam; ristoranti kosher sotto sorveglianza; musei ebraici vandalizzati a Parigi e Berlino. Quartieri dove l’antisemitismo non è più solo retorica da moschea, ma azione coordinata.
In Canada, tre sparatorie in pochi giorni a marzo contro obiettivi ebraici. Il tempio Emanu-El di Toronto è colpito da colpi di arma da fuoco durante le celebrazioni di Purim: finestre danneggiate, venti proiettili. Poi è la sinagoga Beth Avraham Yoseph sempre a Toronto, come la Shaarei Shomayim. A maggio e giugno sono tre le sinagoghe colpite, come la Emanu-El-Beth Sholom, che è stata incendiata.
Ora arriva la denuncia resa pubblica dal Dipartimento di Giustizia americano contro Mohammad Baqer Saad Dawood al Saadi. Il governo americano sostiene che al Saadi, comandante trentaduenne di Kata’ib Hezbollah, sia responsabile di diversi complotti e attacchi in Europa e Nord America rivendicati da Harakat Ashab al Yamin al Islamiya (Hayi), un’organizzazione prestanome che opera per conto delle Guardie rivoluzionarie islamiche. E’ stato arrestato in Turchia mentre era in viaggio verso Mosca. Il gruppo ha rivendicato oltre una dozzina di atti intimidatori, tra cui incendi dolosi, atti vandalici e aggressioni, concentrati principalmente nel Regno Unito (in particolare a Londra) e in altri paesi europei. Figure come Alejo Vidal-Quadras, ex vicepresidente del Parlamento europeo, vittima di un tentato assassinio a Madrid da parte di sicari iraniani. O l’ex deputato tedesco Volker Beck, appena finito sotto protezione in quanto presidente della Società tedesco-israeliana. Un cittadino pachistano è stato condannato a più di quattro anni di carcere per aver raccolto informazioni su Reinhold Robbe, un politico di centrosinistra ex presidente della Società tedesco-israeliana. Un’inchiesta della tv pubblica svedese Svt mostra che la campagna terroristica iraniana ha iniziato a materializzarsi all’inizio del 2024. Prima è stata piazzata una granata vicino all’ambasciata israeliana di Stoccolma, poi sono stati sparati colpi d’arma da fuoco contro la stessa ambasciata, un ordigno esplosivo ha colpito la rappresentanza israeliana a Bruxelles, esplosivi sono stati piazzati alle strutture della Elbit Systems israeliana a Göteborg, gli attacchi con granate all’ambasciata di Copenaghen e altri attacchi agli uffici della Elbit Systems. I risultati dell’indagine indicano un completo “catalogo di obiettivi” fornito dall’Iran: rapimenti e omicidi di cittadini israeliani, attacchi a strutture della comunità ebraica e sinagoghe in tutta Europa, operazioni in Germania, Belgio e Gran Bretagna, inclusa l’eliminazione dei giornalisti in esilio di Iran International.
Oltre l’80 per cento degli attacchi ha colpito la comunità ebraica, prendendo di mira sinagoghe, scuole, ambulanze di enti di beneficenza e individui ebraici. Sono stati presi di mira anche interessi americani e gruppi di opposizione iraniani. Le indagini suggeriscono che il network operi arruolando o pagando giovani e criminali locali per eseguire gli atti, per poi rivendicarli istantaneamente su canali Telegram. Al 29 aprile, a due mesi dall’inizio della guerra contro l’Iran, le autorità europee avevano effettuato almeno quarantaquattro arresti in relazione agli attacchi iraniani: ventotto nel Regno Unito, dieci nei Paesi Bassi, quattro in Francia e due in Belgio. Il risultato è una sovranità e una volontà europee erose non da eserciti convenzionali, ma da cellule che operano nella penombra delle nostre città.