Cosa c’è dietro la campagna di von der Leyen contro Kallas

La presidente della Commissione ha condotto una campagna per minare l’autorità e la capacità di operare dell'Alto rappresentante. E la fuga di notizie fa parte di “un’agenda personale”, conferma un diplomatico

13 GIU 26
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Foto ANSA

Bruxelles. Il ministro degli Esteri francese, Jean-Noel Barrot, ieri ha espresso il suo sostegno a Kaja Kallas, dopo che il Financial Times aveva scritto che Francia e Germania volevano smantellare il Servizio europeo di azione esterna (Seae) guidato dall’Alto rappresentante e trasferire le sue competenze agli stati membri e alla Commissione. “Insieme agiamo per un’Europa forte, fedele ai nostri valori e alle nostre convinzioni”, ha scritto Barrot su X, ringraziando Kallas per la partecipazione a un evento a Parigi con la società civile palestinese e israeliana. I diplomatici del Quai d’Orsay smentiscono l’intenzione di minare il Seae o chi lo guida. Al contrario, la Francia vuole rafforzare l’Alto rappresentante. “Contiamo su un Seae forte”, aveva detto Barrot alla conferenza degli ambasciatori dell’Ue a marzo. Il ministro francese aveva anche lanciato un avvertimento a Ursula von der Leyen, che ha l’abitudine di accaparrarsi competenze che non ha in politica estera. La Commissione deve rispettare “la lettera e lo spirito dei trattati”. Il documento francese citato dal Financial Times è una riflessione informale che contiene tre opzioni. Quella privilegiata prevede di dare all’Alto rappresentante più peso dentro la Commissione, per farla diventare una vera vicepresidente con controllo diretto sulle politiche che hanno a che fare con gli affari esteri (commercio, sviluppo, industria della difesa). Ma il quotidiano della City ha preferito concentrarsi sull’ipotesi di smembramento. Il documento francese è stato “strumentalizzato”, spiega al Foglio una fonte di uno stato membro. La fuga di notizie fa parte di “un’agenda personale”, conferma un secondo diplomatico.
Von der Leyen ha condotto una campagna per minare l’autorità e la capacità di operare di Kallas. Nella sua seconda Commissione, ha creato nuovi portafogli per i commissari, le cui competenze dovrebbero ricadere sul Seae. “Il commissario alla Difesa dovrebbe occuparsi dell’industria della difesa, ma ha idee che vanno ben oltre. Ci sono il commissario per il Mediterraneo e il commissario per le partnership internazionali”, spiega la fonte. Per Kallas “c’è una difficoltà a esistere”. La gestione del potere interno all’Ue da parte di von der Leyen ha conseguenze concrete. Un esempio sarà sul tavolo dei ministri degli Esteri lunedì: alcuni stati membri avevano chiesto di imporre dazi proibitivi sui prodotti importati dagli insediamenti in Cisgiordania. E’ una misura commerciale che non richiede l’unanimità degli stati membri come per le sanzioni. Basta la maggioranza qualificata. Ma la proposta deve essere presentata dalla Commissione e von der Leyen ha ordinato di bloccare tutto. La presidente della Commissione ha anche rifiutato a Kallas la nomina di almeno un alto funzionario al Seae, perché l’avrebbe rafforzata. Al vertice del Servizio europeo di azione esterna oggi mancano il segretario generale e due vice.
Kallas ha molti difetti. E’ considerata troppo focalizzata sulla Russia. Al suo arrivo ha cacciato i funzionari vicini al suo predecessore, Josep Borrell, perché considerati troppo autonomi. Ha scelto di nominare una segretaria generale del Seae con compiti amministrativi (che se n’è andata dopo un anno), sottovalutando la necessità di coltivare le relazioni con gli stati membri, o almeno i più grandi. Spesso Kallas presenta proposte senza consultarli. Molti governi riconoscono i problemi del Seae, inventato per un’altra epoca, quando la geopolitica era un esercizio pacifico per diplomatici. Tuttavia Kallas deve gestire “27 stati membri che hanno idee molto diverse”, spiega la fonte. “Il più grande problema della politica estera dell’Ue è un Consiglio diviso”, dice il secondo diplomatico. Inoltre, “la Commissione potrebbe fare molto meglio per combinare tutti gli strumenti, senza che ci siano silos”, aggiunge il diplomatico. Significherebbe concedere più peso a Kallas dentro la Commissione. Esattamente l’opposto di ciò che vuole von der Leyen.