Il primo processo al funzionario più alto in grado dell’ex regime di Assad in Europa, al Halabi

Il primo giugno l'ex direttore generale del regime siriano si è presentato davanti a un tribunale europeo con accuse di crimini di guerra. Questo potrebbe incoraggiare la persecuzione giudiziaria di altri casi simili in tutta Europa e oltre

13 GIU 26
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Foto Ansa

Istanbul. Mentre la Siria inizia a celebrare processi contro coloro che si trovano ancora nel paese e sono accusati di aver commesso crimini atroci nel governo dell’ex presidente siriano Bashar el Assad, un tribunale di Vienna sta esaminando il caso di un uomo protetto per anni grazie alla cooperazione tra i servizi segreti israeliani e austriaci. Halabi, 63 anni e unico druso nei servizi segreti siriani a essere diventato direttore regionale sotto l’ex regime di Assad, è a processo insieme al tenente colonnello Musab Abu Rubah, 54 anni, per crimini presumibilmente commessi nella regione siriana di Raqqa tra l’aprile 2011 e il marzo 2013. Entrambi hanno ottenuto asilo in Austria.
Il processo al funzionario di più alto grado dell’ex regime di Assad a comparire davanti a un tribunale europeo con accuse di crimini di guerra è iniziato il primo giugno scorso e potrebbe incoraggiare la persecuzione giudiziaria di altri casi simili in tutta Europa e oltre. I pubblici ministeri hanno dichiarato che i trattati internazionali, tra cui la Convenzione Onu contro la tortura e lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale, obbligavano le autorità austriache a sporgere le accuse. Altri stati, tra cui Germania e Svezia, hanno già processato cittadini siriani per le atrocità commesse durante la guerra nel paese dal 2011 al 2024, in assenza di un tribunale internazionale. Come riportato sul sito della Commissione per la Giustizia e la Responsabilità Internazionale (Cija): “Alla fine del 2015, la Cija ha localizzato il generale di brigata Khaled al Halabi, un ex alto ufficiale del regime siriano sospettato di crimini contro l’umanità, a Vienna. Nel gennaio 2016, la Cija ha informato le autorità austriache che il sospettato – il più alto funzionario del regime siriano noto per trovarsi in Europa – era presente sul loro territorio”.
La Cija ha fornito alle autorità austriache prove secondo cui “efferati crimini contro l’umanità, tra cui omicidio e tortura, insieme a reati di natura sessuale, sono stati perpetrati” da suoi sottoposti a sua conoscenza. “La Cija ha ricevuto informazioni dai propri operatori sul campo in Siria riguardo alla presenza di al Halabi in Austria. Queste informazioni erano accompagnate da alcuni indicatori (ad esempio il suo indirizzo Skype), che il team di ricerca ha utilizzato per identificare l’indirizzo IP di al Halabi, confermando così la sua presenza a Vienna”, ha dichiarato al Foglio il fondatore e direttore esecutivo della Cija, William H. Wiley. “E’ di pubblico dominio che i ritardi iniziali furono causati dal fatto che il Bvt di allora (i servizi segreti austriaci) proteggeva al Halabi dall’arresto e dalla persecuzione giudiziaria. Ciò ha dato origine a un’indagine penale e alla conseguente incriminazione di alcuni degli agenti del Bvt coinvolti. Il motivo per cui la detenzione e il processo di al Halabi siano stati ritardati – se “ritardati” è il termine appropriato – dopo che le azioni del Bvt erano state rese pubbliche dai media, è una domanda per le autorità austriache a cui la Cija non è in grado di rispondere”, ha aggiunto Wiley, precisando che “il Bvt ha fornito un’assistenza significativa ad al Halabi su richiesta del Mossad, il che rimanda ai rapporti esistenti all’epoca tra Israele e Austria, o più specificamente tra il Bvt e il Mossad”.
“Abbiamo riscontrato riferimenti pubblici al fatto che tale assistenza sarebbe riconducibile al fatto che al Halabi fosse stato, in un certo periodo intorno all’anno 2000, una fonte dell’intelligence militare israeliana. Tuttavia, accertare se questo fosse effettivamente il caso va al di là dell’ambito della missione investigativa penale della Cija”, ha aggiunto. Il fondatore della Cija vanta una vasta esperienza nel diritto penale internazionale ed è stato consulente legale presso il tribunale speciale iracheno durante i processi a Saddam Hussein e ad altri esponenti del regime baathista. La Cija, ha precisato al Foglio, “nel corso dell’ultimo decennio ha collaborato con molteplici autorità di polizia giudiziaria e requirenti in diciassette stati liberal-democratici, situati principalmente all’interno della Zona Schengen”, e ha ricevuto oltre 2.000 richieste di verifica di nominativi specifici nell’ampio database della Cija. La Cija ha “acquisito quasi 1.200.000 pagine di documenti prodotti dalle parti all’interno del regime siriano e dello stato islamico”, si legge sul sito dell’organismo, e “ha intervistato 5.500 testimoni, tra cui disertori, individui con conoscenza diretta delle parti responsabili e delle loro strutture, nonché vittime”.