Lunedì a Roma ci saranno contemporaneamente due leader asiatici: sia il presidente sudcoreano Lee Jae-myung, sia la prima ministra giapponese Sanae Takaichi. Non succedeva da molto tempo che la capitale fosse crocevia di così tanti leader asiatici – sia Lee sia Takaichi partiranno martedì per il G7 francese di Évian, dove troveranno anche il primo ministro indiano Narendra Modi, che era in visita a Roma neanche un mese fa. Secondo i pettegolezzi che circolavano nei giorni scorsi il Kantei, cioè la versione giapponese di Palazzo Chigi, avrebbe organizzato per Takaichi una tappa romana all’ultimo momento. Tokyo avrebbe spinto per un passaggio a Roma della premier giapponese dopo aver saputo della lunghissima visita di stato del presidente sudcoreano, perché va bene la cordialità ritrovata fra i due leader, ma è giusta anche un po’ di competizione fra le due potenze dell’Asia orientale, adesso più che mai in cerca di alleati in Europa con cui condividere preoccupazioni e soluzioni.
Takaichi e Lee Jae-myung si sfioreranno a Roma – lunedì mattina il presidente sudcoreano sarà ricevuto da Papa Leone XIV in Vaticano, mentre la premier giapponese sarà accolta a Villa Doria Pamphilj da Meloni. Poi, martedì mattina partiranno entrambi per il G7, una da leader di un paese membro, l’altro da invitato di un paese ormai imprescindibile.
Tra le priorità di politica internazionale che i due leader condividono c’è la fretta per la riapertura dello Stretto di Hormuz. “I recenti sviluppi nello Stretto stanno mettendo a dura prova il libero e aperto ordine internazionale basato sullo stato di diritto, che il Giappone ha costantemente sostenuto”, ha scritto ieri Takaichi in un intervento firmato sul Financial Times. “Per garantire la resilienza delle catene di approvvigionamento per beni vitali, inclusa l’energia, è essenziale salvaguardare questa rotta conformemente al diritto internazionale”. Non c’è solo la crisi dell’importazione energetica: il periodo prolungato di volatilità dei mercati giapponese, sudcoreano e taiwanese dovuto alla crisi in medio oriente sta iniziando a pesare sulle prospettive di crescita. “La regione dell’Indo-Pacifico, che rappresenta circa il 50 per cento del pil mondiale”, ha scritto Takaichi, “detiene la chiave per la pace e la stabilità future del mondo. Il Giappone ribadisce con forza la propria convinzione sul contribuire attivamente alla stabilità dell’Indo-Pacifico”, un tema che verrà portato al tavolo del G7 di Évian soprattutto dal punto di vista asiatico. Come l’Europa – e l’Italia – anche Giappone e Corea del sud (e Taiwan) subiscono poi un altro tipo di volatilità, quello della Casa Bianca e dell’ombrello della Difesa americano, non più così scontato. E in Asia si parla moltissimo della sicurezza dei mari anche perché gran parte delle vittime degli attacchi contro navi commerciali in questi giorni è asiatica – l’India è il secondo fornitore mondiale di marittimi dopo le Filippine, e ha già perso tre marinai dopo un attacco a una petroliera al largo dell’Oman. Le democrazie asiatiche hanno bisogno di un pivot europeo per contrastare il ritorno della competizione fra grandi potenze in cui si rischia di restare schiacciati.
Ieri Lee Jae-myung ha incontrato Meloni a Villa Doria Pamphilj, e poi il ministro degli Esteri Antonio Tajani. E’ il rappresentante di una potenza industriale tecnologica, che vende armamenti, semiconduttori e tecnologia di intelligenza artificiale, e il nuovo livello di cooperazione con l’Italia si è concretizzato con un nuovo “piano d’azione” delle relazioni che servirà ad agevolare i rapporti commerciali. Takaichi arriva a Roma con un piano ancora più strategico: convincere l’amica Meloni a investire nella Partnership on Wide Energy and Resources Resilience Asia (la piattaforma Powerr di iniziativa giapponese pensata per il rafforzamento dei sistemi di approvvigionamento energetico asiatico) e nella più ampia Foip (Free and Open Indo-Pacific), la strategia diplomatica lanciata dal premier Shinzo Abe dieci anni fa e aggiornata da Takaichi per la costruzione di un’infrastruttura economica per le AI e i dati, per la creazione di opportunità di crescita economica attraverso la collaborazione pubblico-privata e il rafforzamento della cooperazione nel campo della sicurezza per garantire pace e stabilità regionali. Il governo di Tokyo vuole poi intestarsi la leadership della costruzione di una infrastruttura di posa e messa in sicurezza anche di cavi sottomarini. Un disegno concreto per bilanciare l’influenza cinese e compensare le incertezze legate alla presidenza Trump. Lunedì Roma diventerà, almeno per un giorno, la capitale provvisoria dell’Asia che non vuole restare schiacciata tra Washington e Pechino. E’ la stessa incertezza che si porteranno il giorno dopo a Évian.