Sanchez in difesa tra Zapatero, la moglie e il partito

Lunedì Begoña Gómez ha deposto sul caso della sua vecchia cattedra presso l’Università Complutense, martedì González ha risposto in Senato sugli sviluppi delle indagini intorno a Leire Díez, invece mercoledì l'ex primo ministro risponde davanti al giudice che indaga sul salvataggio di Plus Ultra. Settimana giudiziaria di fuoco per il premier spagnolo

17 GIU 26
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Foto LaPresse

Madrid. Se il primo ministro Pedro Sánchez contava sull’euforia del Mondiale di calcio per distrarre l’opinione pubblica da quella che per lui, il suo partito (Psoe) e il suo governo, sarà una settimana di fuoco, allora bisogna dire che gli si è messo contro perfino Vozinha. Quando lunedì è sceso in campo contro la Spagna, il portiere quarantenne della nazionale di Capo Verde aveva 40 mila followers su Instagram: a fine partita i fan di chi aveva difeso alla grande il pareggio a reti inviolate erano svariati milioni. Così, dopo la doccia fredda calcistica, restano i soliti nodi della politica spagnola che questa settimana vengono al pettine. Lunedì la moglie di Sánchez, Begoña Gómez, deponeva davanti al giudice Juan Carlos Peinado nell’ambito del caso che riguarda la sua vecchia cattedra presso l’Università Complutense, al centro di sospetti sui rapporti con le aziende che la finanziavano. Il pm ha chiesto il non luogo a procedere, ma in Spagna c’è l’istituto dell’accusa popolare, che chiede il rinvio a giudizio e misure cautelari. Il giudice ha tre giorni per decidere.
Nel frattempo, martedì Mercedes González, direttrice socialista della Guardia Civil – il corpo di gendarmeria che in Spagna ha un comando bicefalo, militare e civile – ha risposto in Senato sugli ultimi sviluppi delle indagini intorno a Leire Díez, la faccendiera del Psoe che si incontrava con González a pochi passi dalla sede dell’Arma. Incontri negati finché le geolocalizzazioni e le intercettazioni non hanno costretto i vertici ministeriali a fare le prime parziali ammissioni, ma González respinge ogni intenzione malevola. Secondo gli inquirenti, Díez tramava affinché fossero ostacolate le indagini contro la famiglia di Sánchez (in senso letterale e figurato). Uno dei giudici presi di mira era proprio Peinado. Come rivelerebbero anche certi scambi tra Díez e la presidente del Psoe, Cristina Narbona (finora convocata solo come teste), non bastava difendersi, ma giocare in contropiede. La manovra era finanziata e pilotata da un nucleo di collaboratori stretti di Sánchez, fra cui l’allora segretario amministrativo del Psoe, Santos Cerdán. Va ricordato che il suo predecessore in questo incarico, l’ex ministro José Luis Ábalos, è in carcere per tangenti e la sentenza è attesa da un giorno all’altro. Su di lui pende una condanna a 24 anni di reclusione.
Non finisce qui. Mercoledì e giovedì, l’ex premier Zapatero risponde davanti al giudice che indaga sul salvataggio della compagnia aerea Plus Ultra. In causa ci sono movimenti bancari sospetti su conti anche offshore, come quello di Dubai creato, si dice, per aggirare i controlli dell’Ue sui bonifici provenienti dalla Cina. L’udienza doveva svolgersi il 2 giugno, ma Zapatero ha ottenuto un rinvio. Intanto si è saputo che i gioielli, trovati per caso in una cassaforte del suo ufficio, valgono 1,3 milioni di euro. Lui garantiva che erano un’eredità di famiglia da poche decine di migliaia di euro, ma ora dovrà dare ulteriori spiegazioni. Il giudice gli ha negato infatti la possibilità di stralciare e rinviare l’interrogatorio sui gioielli a un’altra occasione.
L’unico che sembra presumere di non dover rispondere di nulla è proprio Sánchez. Né l’irruzione nella sede del suo partito, né quella nella sede della Guardia Civil e nemmeno le agendine di Leire Díez in cui lei scriveva “riunione con P.S.” o citava un possibile avvocato per “il fratello di P.S.” (guarda caso David Sánchez è sotto processo) sembrano riguardarlo. Ma l’udienza in Parlamento l’ ha fissata solo per il 24 giugno. Nel frattempo, ha modo di apprezzare gli amici veri. Gli indipendentisti catalani di Junts, ex alleati mai trasformati in avversari aperti, si sono uniti alla mozione del Partito popolare per indire elezioni anticipate. Non essendo una vera mozione di sfiducia (che in Spagna deve essere “costruttiva”, cioè presentare una solida maggioranza alternativa), non era vincolante. Eppure, la maggioranza dei rappresentanti di Psoe e Sumar nell’Ufficio di Presidenza del Congresso ha stoppato la mozione in quanto estranea alle competenze esclusive del premier. Il quale continua a fare melina e, fra i pali, conta su portieri più agili anche del capoverdiano Vozinha.