La sopravvivenza del regime iraniano rafforza la posizione di Pechino

Prima del conflitto in medio oriente, la Cina assorbiva già la maggior parte delle esportazioni petrolifere iraniane, e ora dispone di strumenti finanziari e industriali che potrebbero rivelarsi decisivi. Il suo è un progetto a lungo termine: oscurare l’America e il suo peso politico nella regione

19 GIU 26
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Foto Ansa

L’altro ieri il presidente americano Donald Trump ha ringraziato il leader cinese Xi Jinping per “l’aiuto” nel raggiungimento dell’accordo fra Stati Uniti e Iran, rimanendo neutrale. Ma è una lettura che non solo è in contrasto con parecchie informazioni, anche dell’intelligence americana, rivelate in questi mesi – la Cina ha fornito al regime iraniano il materiale per i suoi missili, la tecnologia per bloccare internet, i dati satellitari per colpire – e racconta solo una parte della vicenda.
Perché durante la guerra, la Cina ha mantenuto di proposito una posizione pubblica prudente, chiedendo la fine delle ostilità e criticando gli attacchi americani, ma non ha mai interrotto davvero i rapporti con Teheran. Una scelta coerente con l’approccio adottato negli ultimi anni in medio oriente, cioè quello di evitare il coinvolgimento diretto, limitare i rischi e prepararsi a raccogliere i vantaggi economici e diplomatici una volta terminata la crisi. La sopravvivenza del regime della Repubblica islamica in realtà è un risultato favorevole per la leadership cinese, perché l’Iran ora ha ancora più bisogno di partner esterni e di sostegno politico. Prima del conflitto la Cina assorbiva già la maggior parte delle esportazioni petrolifere iraniane, e ora dispone di strumenti finanziari e industriali che potrebbero rivelarsi decisivi. Ieri il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, negoziatore e inviato speciale per la Cina, ha descritto la Repubblica popolare non come un semplice partner commerciale ma come un alleato strategico sul piano economico, tecnologico e politico. Anche il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha ribadito la volontà di approfondire la cooperazione bilaterale. Pechino non si presenta come una potenza responsabile chiamata a gestire le crisi regionali, ma preferisce lasciare che altri sostengano i costi politici e militari dei conflitti. Quando le ostilità terminano, però, è pronta a consolidare la propria influenza. E suo il progetto a lungo termine: oscurare l’America e il suo peso politico nella regione.