Senza Israele la Nato è disarmata. Lo stato ebraico è il terzo fornitore militare dei paesi europei

L’occidente culturale isola Israele, ma quello militare ne cerca tecnologia e missili. Di fronte alla minaccia russa e all’instabilità mediorientale, i paesi europei scoprono che fare a meno dell’industria israeliana della Difesa è molto più difficile che cancellarne scrittori e registi

19 GIU 26
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Il sistema missilistico Iron dome in azione sopra Tel Aviv (foto getty images)

“Israele è diventato lo stato più boicottato del mondo”, titola un’inchiesta del giornale israeliano Yedioth Ahronoth. Oltre ai suoi ministri oltranzisti (Itamar Ben-Gvir), si boicottano i suoi registi (Nadav Lapid) e scrittori pacifisti (Eshkol Nevo) e le sue università. Il New York Times ha un articolo sugli scrittori che non trovano editori e le fiere del libro che non trovano scrittori da invitare. Eppure, mentre la cultura israeliana è trattata come merce contaminata, le sue armi sono corteggiate senza pudore. Intanto Eurosatory, la fiera militare a Parigi, ha eretto barriere intorno agli stand delle aziende israeliane della Difesa. “I francesi dicono che è per Gaza”, dice all’Economist un dirigente israeliano, “ma il loro problema è che stiamo competendo per contratti e stiamo vincendo”. Aggiunge che anche il jet presidenziale di Macron utilizza un sistema israeliano per proteggersi dai missili antiaerei. 
Intanto Israele si aspetta nuovi ordini per sistemi di difesa aerea e missilistica da paesi europei a breve, ha rivelato alla Reuters un alto funzionario del ministero della Difesa israeliano. La domanda continua a crescere mentre le nazioni europee percepiscono una minaccia maggiore dalla Russia e cercano di rafforzare le proprie difese aeree. “C’è un enorme interesse dall’Europa occidentale”, ha detto Moshe Patel, direttore generale dell’Organizzazione israeliana per la difesa missilistica. Israele ha venduto il suo sistema di difesa aerea Arrow – progettato per intercettare missili balistici a medio raggio come l’Oreshnik russo – alla Germania. La Finlandia ha acquistato il sistema a raggio più corto Fionda di Davide, progettato per abbattere missili balistici lanciati da cento a duecento chilometri di distanza, mentre i paesi europei si preparano a una possibile aggressione russa. “E’ principalmente dovuto a ciò che sta accadendo tra Russia e Ucraina”, ha detto Patel. “Naturalmente stanno osservando molto attentamente ciò che succede in Iran e tutto ciò che è efficace contro la Russia potrebbe esserlo anche contro l’Iran. Qualunque cosa facciano, sarà utile per tutti questi tipi di minacce”. Patel ha detto che c’è interesse anche per l’Iron Dome, progettato per neutralizzare minacce a corto raggio. “Rappresenta un enorme vantaggio per quelle nazioni che hanno nemici ai loro confini: questa è la capacità principale, insieme alla possibilità di proteggere una città o un’area strategica”, ha aggiunto Patel.
Quando Macron ha accusato i tedeschi di promuovere un’“industria di terzi a scapito della sovranità europea” per aver acquistato un sistema di difesa missilistica israeliano invece di quello che la Francia sta sviluppando con l’Italia, i funzionari tedeschi hanno semplicemente alzato le spalle. “I missili balistici russi rappresentano una minaccia immediata”, dicono i tedeschi, e Israele è stata in grado di offrire un sistema collaudato, mentre quello francese è ancora sulla carta. Israele è ora il settimo più grande esportatore di armi al mondo. Israele fornisce più armi alla Germania e alla Gran Bretagna di quante ne fornisca la Francia, rappresentando il 55 per cento delle importazioni tedesche e l’8,2 per cento di quelle britanniche. Israele è una tale potenza nel settore militare che vende più armi agli stati europei della Nato di quante ne venda la Francia stessa, che è in Europa e nella Nato. Israele è il terzo fornitore per gli eserciti della Nato europei.
Boicottare la cultura dell’unica democrazia del medio oriente, la sua cultura liberale, pluralista, ipercritica e pacifista è facile; fare a meno delle loro armi è più difficile. Il boicottaggio della cultura costa poco, richiede solo la virtù del gesto pubblico e non mette a repentaglio la sicurezza di nessuno. La rinuncia alle armi più efficaci, invece, ha un prezzo che i ministeri della Difesa europei, di fronte all’ombra russa e all’instabilità mediorientale, non sembrano disposti a pagare. La distinzione tra ciò che si può condannare a parole e ciò che si deve acquistare in silenzio rivela, più di qualsiasi dichiarazione, dove finiscano le ideologie e dove cominci il calcolo della sopravvivenza e il ruolo di sentinella e laboratorio che Israele svolge per le democrazie occidentali. Come si difende una cultura? Per Israele anche con le armi. Per un certo occidente con i safe space.