Il coltello di Teheran in Libano

E’ iniziato un nuovo cessate il fuoco fra Israele e Hezbollah, gli Stati Uniti non vogliono rovinare il memorandum ma non premono per il ritiro di Tsahal dal sud del paese. Il regime iraniano ha piani lunghi per rimanere a Beirut

20 GIU 26
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L’incontro in Svizzera fra americani e iraniani atteso ieri non c’è stato e subito la ricerca delle colpe si è fermata su Israele e l’intensificarsi dei suoi attacchi in Libano, dopo che il gruppo sciita Hezbollah aveva ucciso quattro soldati di Tsahal. Il rapporto fra Israele e Hezbollah si basa su un principio: se i miliziani sciiti colpiscono Tsahal o il nord dello stato ebraico, le roccaforti del gruppo vengono colpite di conseguenza. Per usare questo principio a proprio vantaggio, la Repubblica islamica dell’Iran ha aggiunto una linea rossa: se Tsahal bombarda Hezbollah, Teheran blocca i negoziati con gli americani. Nel nome di questa equazione, gli iraniani sono riusciti a presentare a Donald Trump l’unità del fronte libanese e quello iraniano come un fatto, quando Israele aveva cercato di spiegare all’Amministrazione americana che unire i due conflitti sarebbe stato rischioso per la sua sicurezza. Ormai il ricatto è stato messo in piedi e ieri, dopo gli ultimi scontri, Hezbollah e Israele hanno concordato un nuovo cessate il fuoco, violato da tutte e due le parti poco dopo l’entrata in vigore. Per la Repubblica islamica dell’Iran, Hezbollah è il coltello da usare contro Israele e nelle ultime settimane sta ricevendo un grande aiuto nell’affilare la sua arma da Donald Trump e soprattutto dal suo vice J. D. Vance che, pur di vedere il memorandum implementato e di assicurarsi che i negoziati non deraglino, si sono dimostrati pronti a gettare ogni responsabilità su Israele. Vance, prima che il viaggio in Svizzera venisse annullato, aveva accusato gli israeliani di non essere riconoscenti a sufficienza per l’aiuto americano ricevuto – “2/3 delle armi difensive che hanno protetto la vostra patria sono state costruite da mani americane e pagate con i dollari delle tasse americane”, ha detto il vicepresidente – e li ha ammoniti: “Non potete semplicemente uscire da ogni singolo problema di sicurezza nazionale che avete ammazzando la gente”. Vance ha messo in dubbio i problemi di sicurezza di Israele e l’impellenza della loro soluzione, ha catalogato come isteriche le reazioni di Tsahal in Libano contro Hezbollah e ha messo l’accordo con gli iraniani sopra a ogni necessità dell’alleato di sempre in medio oriente. In questo momento Teheran sta facendo passare un concetto a Washington: se volete un accordo, tenete fermo Israele. 
E l’Amministrazione americana è diventata il cane da guardia dello stato ebraico, guardinga e severa nel caso in cui il primo ministro Netanyahu intraprenda azioni contro Hezbollah.
Ieri il leader del gruppo sciita, Naim Qassem, ha detto in un discorso che l’obiettivo di “sradicare ed eliminare completamente la resistenza e la sua base popolare in Libano” fallirà. Hezbollah non è soltanto in guerra contro Israele, ma affronta anche problemi interni, in Libano, stanco dei conflitti in cui è trascinato a causa del gruppo, e dentro alla stessa base sciita. Negli ultimi anni, Israele è riuscito a ridurre le capacità di Hezbollah, ha eliminato gran parte della generazione di leader e di combattenti che erano stati addestrati per lungo tempo ad attaccare Israele, ha fatto esplodere depositi di armi e tunnel per penetrare nello stato ebraico. Qassem stesso è l’immagine di un gruppo invecchiato, indebolito, ma che non intende mollare la ragione per cui esiste: il conflitto contro Israele nel nome dell’asse con gli iraniani. Il regime di Teheran ha armato e arricchito il gruppo e negli ultimi anni ha cercato di tirare su una nuova generazione di miliziani e lo ha fatto finanziando i sistemi di indottrinamento in Libano come canali televisivi, istituzioni culturali, scuole, ma anche promuovendo propagandisti che si esprimono scrivendo o anche in musica. Cresce una nuova generazione per prepararla ad altra guerra e altre perdite.
Israele occupa parte del Libano meridionale e Teheran per accettare il cessate il fuoco pretende il ritiro di Tsahal. Finora gli Stati Uniti non hanno mai messo in discussione la permanenza di Israele nel territorio libanese almeno fino a quando l’esercito regolare di Beirut non si assumerà la responsabilità della sicurezza e proprio su questo vertono i negoziati diretti fra autorità libanesi e israeliane che si svolgono negli Stati Uniti con il segretario di stato Marco Rubio. Due Americhe, due negoziati, due strategie per il medio oriente.