Esteri
i doppi standard della flotilla •
Bengasi libera la flotilla italiana, nel silenzio generale
Tajani annuncia il rilascio dei tre attivisti della flotilla terrestre diretta a Gaza, detenuti per un mese in Libia. Una vicenda rimasta quasi ai margini del dibattito pubblico

Domenico Centrone e Leonarda "Dina" Alberizia (Ansa)
In sordina, senza particolare copertura mediatica, ieri il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato su X la liberazione degli italiani detenuti a Bengasi e arrestati dagli Haftar come membri della flotilla terrestre diretta a Gaza. “Sono felice di poter annunciare la liberazione di Domenico Centrone e Leonarda Alberizia, i due attivisti italiani della flotilla, che erano detenuti da un mese in Libia. Insieme a loro è stato affidato al nostro console a Bengasi anche Matias Alvarez Rodriguez, uruguaiano con cittadinanza italiana”, ha annunciato Tajani. La storia a lieto fine aveva incontrato ben poca attenzione sui telegiornali italiani, di certo molto inferiore rispetto alle vicende legate all’altra flotilla, quella che via mare era stata fermata con le cattive da Israele. I più maliziosi potrebbero pensare che un leader arabo come Haftar, di certo poco incline a rispettare i diritti umani, che arresta senza ragione attivisti che portano aiuti umanitari a Gaza rischi di disturbare la retorica polarizzante scaturita dalla tragedia legata alla Striscia. Un cortocircuito che getta luce su una realtà rimossa, forse perché mediaticamente poco accattivante.
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Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Dal 2014 lavoro al Foglio.
