Esteri
Il futuro del reset •
L’Ue non sa cosa aspettarsi da Burnham. Cancellato il vertice del riallineamento
Dalle dichiarazioni dei leader dell’Unione europea traspaiono le incertezze sul cambio della guardia a Downing Street. L'ex sindaco di Manchester sceglierà di giocare la carta di un “Breturn” per contrastare la minaccia di Reform Uk oppure preferirà concentrarsi sulle priorità interne britanniche?
23 GIU 26

Foto Ansa
Bruxelles. Le dimissioni di Keir Starmer e la probabile ascesa di Andy Burnham come nuovo primo ministro britannico rappresentano una grande incognita per l’Unione europea, dopo l’avvio di un “reset” che avrebbe dovuto mettere definitivamente alle spalle i risentimenti della Brexit. Esattamente dieci anni dopo il referendum che ha decretato l’uscita dei britannici, gli europei si ritrovano di fronte a interrogativi analoghi sul presente e il futuro del Regno Unito. Burnham proseguirà la politica di riavvicinamento lento e incerto all’Ue di Starmer oppure violerà alcuni tabù come il ritorno nel mercato unico e nell’unione doganale? L’ex sindaco di Manchester sceglierà di giocare la carta di un “Breturn” (un ritorno dell’Ue) alle prossime elezioni per contrastare la minaccia di Reform Uk, oppure preferirà concentrarsi sulle priorità interne britanniche come ha detto di voler fare? Alla fine, quanto vale la pena investire in un rapporto sempre più stretto con Londra, nel momento in cui l’instabilità politica generata dagli effetti della Brexit rischia di portare al potere il suo ideatore Nigel Farage?
Dalle dichiarazioni dei leader dell’Ue ieri trasparivano i timori e le incertezze sul cambio della guardia a Downing Street. Grazie alla premiership di Starmer “abbiamo aperto una nuova pagina nei rapporti Ue-Regno Unito”, ha detto il presidente del Consiglio europeo, António Costa. Alla luce del calendario della transizione che, se non ci sarà una sfida di leadership interna al Labour, potrebbe portare Burnham al potere già il 18 o 19 luglio, a Bruxelles c’è stata perfino un po’ di sorpresa. Al vertice del G7 di Evian Starmer e Costa avevano annunciato per il 22 luglio il secondo summit Ue-Regno Unito. L’obiettivo era proseguire il reset con una nuova serie di accordi bilaterali per rafforzare la cooperazione. Niente di rivoluzionario. Starmer è stato sempre molto prudente nell’affrontare il reset, dando l’impressione di non voler compiere scelte politicamente controverse per non riaprire la frattura della Brexit. Tuttavia sono stati fatti diversi passi. A luglio potevano essere annunciati una partnership sulla difesa, che doveva dare accesso al Regno Unito al programma di riarmo dell’Ue, e i dettagli di un’intesa per abolire i visti per la mobilità dei giovani. Starmer avrebbe dovuto anche affermare la volontà di rientrare nell’orbita economica dell’Ue, senza superare le linee rosse su mercato unico e unione doganale. Il summit è stato cancellato. “Ciò che vorrei è riprendere una relazione forte e stabile con i cittadini del Regno Unito”, ha detto von der Leyen, interrogata sulle dimissioni di Starmer. “La mia volontà è che il suo successore dia continuità sulla strada di resettare la relazione con l’Ue”, ha spiegato Costa.
“La sicurezza europea e ucraina è più forte grazie a te”, ha riconosciuto a Starmer la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. L’Ucraina è una delle poche politiche rispetto a cui non ci si attendono sorprese. Per il resto, nulla viene escluso. Dopo aver preso la testa del Labour, Starmer aveva visitato la Commissione e discusso di come far evolvere la relazione. Burnham ha fatto poche dichiarazioni pubbliche sui rapporti con l’Ue. In un’intervista al Guardian a inizio giugno ha detto che vorrebbe “vedere il Regno Unito riunirsi all’Ue durante il corso della mia vita”, ma “questo non significa che si debba ripetere il referendum ora”. Secondo Burnham, “riproporre la Brexit ora sarebbe un errore, perché non farebbe altro che consolidare quel sentimento di divisione. Dobbiamo sistemare le nostre fondamenta prima di pensare al nostro rapporto con gli altri paesi. In questo momento la nostra attenzione dovrebbe essere rivolta senza sosta agli affari interni”.
Eppure molti dei problemi interni attuali del Regno Unito hanno a che fare con la Brexit. Il pil pro capite è più basso del 6-8 per cento a causa dell’uscita dall’Ue. Le questioni migratorie non sono state risolte dalla fine della libera circolazione. Anzi, gli attraversamenti della Manica sui barchini sono aumentati a causa della fine della cooperazione con i ventisette. Del resto, tutti i sondaggi indicano che una maggioranza dei britannici si è accorta dei danni della Brexit e si è pentita dell’uscita. Ma i sondaggi danno Reform Uk come potenziale vincitore delle prossime elezioni, scoraggiando passi radicali dell’Ue per una reintegrazione del Regno Unito. “Dobbiamo evitare di reimportare nell’Ue i problemi interni alla politica britannica”, spiega una fonte dell’Ue. “Non vogliamo ritrovarci con Farage al Consiglio europeo”, conferma un diplomatico.