Esteri
l’opportunità ucraina •
Quel che c’è da sapere sull’ingresso di Kyiv nell’Ue, al netto di tifo e disinformazione
L’allargamento dell’Unione europea non è mai un salto nel vuoto, è un processo graduale in cui si risolvono i rischi e si colgono le occasioni. La sfida principale consiste nel riportare il confronto sul terreno dei fatti. Solo così sarà possibile discutere con serietà delle implicazioni e opportunità che questa scelta avrà per l’intero continente
25 GIU 26

Foto Ansa
L’adesione dell’Ucraina all’Unione europea è diventata una delle questioni più importanti per il futuro del continente. Dopo l’invasione russa del febbraio del 2022, Bruxelles ha concesso a Kyiv lo status di paese candidato e ha avviato i negoziati di adesione, trasformando l’allargamento da prospettiva lontana a obiettivo politico concreto. Per l’Italia, come per molti altri paesi europei, questa prospettiva presenta opportunità ma anche interrogativi. L’allargamento viene sempre più spesso considerato un investimento strategico per la sicurezza europea e per il consolidamento della democrazia nell’Europa orientale. Allo stesso tempo, però, una parte dell’opinione pubblica guarda con cautela a un paese che, per dimensioni, peso demografico e struttura economica, sarebbe destinato a diventare uno dei principali membri dell’Unione. L’Ucraina dispone infatti di uno dei più vasti settori agricoli d’Europa, di una significativa capacità industriale e, prima della guerra, contava oltre trentacinque milioni di abitanti. Non sorprende quindi che il dibattito si concentri su temi come la concorrenza economica, l’impatto sul bilancio europeo, gli equilibri politici interni all’Unione e gli effetti sul mercato del lavoro.
Molte di queste preoccupazioni sono comprensibili. Il problema nasce quando vengono amplificate o distorte da campagne di disinformazione che presentano l’allargamento come una minaccia imminente e incontrollabile. Le operazioni di disinformazione russe hanno costantemente cercato di indebolire le relazioni tra l’Ue e l’Ucraina, e l’allargamento è diventato un bersaglio particolarmente appetibile, proprio perché tocca questioni tanto sensibili. L’incertezza economica, le pressioni inflazionistiche, il radicato euroscetticismo e il calo di fiducia nelle istituzioni dell’Ue offrono inoltre un terreno fertile a narrazioni che presentano l’allargamento come una minaccia anziché come un’opportunità. In realtà, l’esperienza dei precedenti allargamenti offre elementi utili per distinguere i rischi reali dalle narrazioni fuorvianti. La prima convinzione errata è che l’Ucraina possa entrare nell’Ue nel giro di pochi mesi, indipendentemente dai progressi compiuti sul fronte delle riforme. In realtà l’adesione è un processo lungo e rigoroso. Un paese candidato deve adeguare la propria legislazione agli standard europei, attuare profonde riforme politiche ed economiche e soddisfare criteri molto stringenti. Inoltre, ogni fase dei negoziati richiede l’approvazione unanime degli stati membri. Anche tenendo conto dell’attuale contesto geopolitico, l’ingresso dell’Ucraina prima del 2030 – lo scenario più ottimistico – appare improbabile. L’apertura dei negoziati non equivale dunque a una garanzia di adesione, ma rappresenta soltanto l’inizio di un percorso lungo e condizionato ai risultati ottenuti.
Il processo di adesione di Kyiv sarà certamente più complesso rispetto ai precedenti allargamenti
Un’altra obiezione frequente riguarda la corruzione. L’argomento è noto: l’Ucraina sarebbe troppo corrotta per poter diventare membro dell’Unione. Gli sviluppi recenti, tuttavia, suggeriscono un quadro più sfumato. L’esistenza di istituzioni anticorruzione dedicate, e la loro dimostrata volontà di indagare su figure politiche di alto livello, comprese persone vicine all’amministrazione presidenziale, riflette un certo grado di resilienza istituzionale che era in gran parte assente dieci anni fa. La successiva rimozione di funzionari sottoposti a indagine evidenzia sia la crescente indipendenza operativa degli organismi anticorruzione sia la capacità della leadership politica di rispondere ad accuse di irregolarità. Questi casi non eliminano le preoccupazioni relative alla corruzione, ma indicano che i meccanismi di responsabilità stanno diventando sempre più funzionali e che gli sforzi di riforma stanno producendo risultati concreti.
Nessuno nega quindi che il problema esista. Tuttavia, questa critica trascura un aspetto fondamentale: il processo di adesione è stato concepito proprio per promuovere riforme istituzionali e rafforzare lo stato di diritto. L’allargamento è storicamente uno degli strumenti più efficaci di cui dispone l’Ue per favorire il cambiamento. I paesi candidati sono chiamati a rafforzare l’indipendenza della magistratura, migliorare la trasparenza amministrativa e dimostrare progressi concreti nella lotta agli abusi. L’esistenza di problemi di corruzione non è dunque una ragione per interrompere il percorso, ma una delle ragioni per cui tale percorso esiste. Le esperienze di Romania, Bulgaria e Croazia dimostrano inoltre che Bruxelles dispone di strumenti di monitoraggio e verifica capaci di accompagnare le riforme anche per lunghi periodi. L’adesione non segna necessariamente la fine della capacità di controllo dell’Unione.
Tra le paure più diffuse vi è poi quella relativa all’agricoltura. L’Ucraina è una grande potenza agricola, dotata di enormi superfici coltivabili e di costi produttivi inferiori a quelli dell’Europa occidentale. Da qui nasce la convinzione che il suo ingresso possa mettere in crisi gli agricoltori italiani ed europei. Anche in questo caso, però, le conclusioni appaiono più drastiche della realtà. In tutti i precedenti allargamenti, l’Ue ha gestito situazioni analoghe attraverso periodi transitori, quote, clausole di salvaguardia e integrazioni graduali nelle politiche agricole comuni. L’integrazione non avviene mai in modo improvviso. L’esperienza della Polonia è particolarmente significativa. Dopo l’ingresso nell’Ue, gli agricoltori polacchi non ricevettero immediatamente tutti i benefici previsti dalla Politica agricola comune. Il sostegno economico fu introdotto progressivamente, consentendo sia agli altri stati membri sia alla stessa Polonia di adattarsi ai nuovi equilibri.
Le integrazioni precedenti mostrano che l’Ue ha molti strumenti di controllo e favorisce la gradualità
Inoltre, l’agricoltura italiana compete soprattutto sulla qualità, sulle produzioni tipiche e sul valore aggiunto, mentre quella ucraina è fortemente orientata alle grandi produzioni di massa. Le due strutture produttive non coincidono, e la concorrenza diretta è spesso meno rilevante di quanto venga rappresentato. Analoga è la questione del mercato del lavoro. Secondo una narrazione molto diffusa, l’ingresso dell’Ucraina provocherebbe un afflusso massiccio di lavoratori destinato a comprimere salari e diritti sociali nei paesi europei. E’ un timore già emerso in occasione di ogni grande allargamento dell’Unione. Eppure, l’esperienza dimostra che i flussi migratori dipendono da molteplici fattori economici e demografici, e non sono una conseguenza automatica dell’adesione. Quando nel 2004 entrarono nell’Ue numerosi paesi dell’Europa centro-orientale, furono introdotti periodi transitori che consentivano agli stati membri di limitare temporaneamente l’accesso ai propri mercati del lavoro. Germania e Austria fecero ampio ricorso a questi strumenti, e nulla impedirebbe di adottare misure analoghe anche nel caso dell’Ucraina.
Inoltre, l’ingresso nell’Unione comporta l’applicazione dell’intera normativa europea in materia di lavoro, sicurezza e tutela dei lavoratori. L’idea che un paese membro possa competere sistematicamente attraverso salari troppo bassi o minori diritti è incompatibile con il quadro normativo europeo. Va infine considerato che l’Europa si trova oggi ad affrontare una cronica carenza di manodopera in numerosi settori. In questo contesto, lavoratori qualificati provenienti dall’Ucraina potrebbero contribuire a colmare carenze strutturali, più che sostituire la forza lavoro locale. Un’ultima narrazione sostiene che l’ingresso dell’Ucraina finirebbe per mettere in crisi il bilancio dell’Unione europea, trasformando molti degli attuali beneficiari dei fondi comunitari in contributori netti. Anche questa prospettiva appare eccessivamente semplicistica. E’ evidente che l’adesione di un paese delle dimensioni dell’Ucraina richiederà una revisione delle priorità di spesa europee. Tuttavia, le modalità di distribuzione delle risorse vengono periodicamente rinegoziate, e l’Unione dispone già di strumenti capaci di attenuare eventuali squilibri.
Ancora una volta, l’esperienza storica offre indicazioni utili. Dopo l’ingresso nell’Ue, la Polonia ha beneficiato in misura significativa dei fondi europei, ma è allo stesso tempo diventata uno dei principali motori della crescita economica dell’Europa centro-orientale. Lo stesso è accaduto, con modalità diverse, in altri paesi che hanno progressivamente ridotto il divario rispetto all’Europa occidentale. L’allargamento del mercato unico produce infatti benefici che vanno oltre la semplice redistribuzione delle risorse: favorisce gli investimenti, aumenta gli scambi commerciali, crea opportunità per le imprese e rafforza la crescita economica complessiva. Un’Ucraina stabile e prospera rappresenterebbe, nel lungo periodo, un vantaggio per l’intera Ue.
Il processo di adesione di Kyiv sarà certamente più complesso rispetto ai precedenti allargamenti. Il peso demografico del paese, la guerra in corso e le esigenze della futura ricostruzione rendono la sfida particolarmente impegnativa. Tuttavia, le istituzioni europee dispongono già di strumenti, procedure ed esperienze per affrontarla. Per questo, il compito dei governi europei non dovrebbe essere quello di negare l’esistenza delle difficoltà, ma di spiegare come queste possano essere gestite. La storia dell’integrazione europea dimostra che l’allargamento non è mai stato un salto nel vuoto: è sempre stato un processo graduale, accompagnato da regole, controlli e meccanismi di tutela. In un contesto informativo sempre più polarizzato, alimentato dalla propaganda e dalla disinformazione, la sfida principale consiste dunque nel riportare il confronto sul terreno dei fatti. Solo così sarà possibile discutere con serietà del futuro posto dell’Ucraina in Europa e delle implicazioni e opportunità che questa scelta avrà per l’intero continente.

