Buckingham senza re. Carlo cede il palazzo ai turisti. E forse è la mossa giusta

Trecentosessantanove milioni in ristrutturazioni, ma il sovrano resterà a vivere a Clarence House. L'obiettivo è aumentare l'accesso del pubblico. Le monarchie migliori sopravvivono cedendo: prima il potere, ora la residenza

26 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 11:31
Immagine di Buckingham senza re. Carlo cede il palazzo ai turisti. E forse è la mossa giusta
Trecentosessantanove milioni di sterline per ristrutturare Buckingham Palace. Ma la vera notizia, affidata a un comunicato della casa reale, è che Carlo III non ci tornerà a vivere. Resterà a Clarence House, dove abita dal 2003. Il palazzo – sede della monarchia britannica dal 1837, simbolo della Corona nel mondo – diventerà più accessibile al pubblico poiché oggi, quando il re è in sede, le misure di sicurezza limitano il numero di persone e le aree di accesso ai visitatori. Si continueranno a svolgere lì feste e ricevimenti, si terranno le udienze con i nuovi ambasciatori e qualche stanza privata resterà a disposizione di Carlo e Camilla, per lavorarci o come "possibile residenza in futuro".
Republic, il movimento per la monarchia elettiva, ha colto subito la contraddizione: milioni di fondi pubblici spesi su un palazzo che il re non vuole nemmeno abitare.
Ma se la provocazione andasse capovolta? 
Le monarchie europee sopravvivono perché sanno cedere. Prima hanno ceduto il potere politico, in cambio di legittimità simbolica. Ora cedono la presenza fisica, in cambio di accessibilità turistica. Buckingham Palace non è più il luogo dove abita il potere: è quello dove lo si visita. Un Louvre senza re, una Versailles musealizzata – e senza passare per le ghigliottine.
La regina Elisabetta aveva già intuito la direzione. Lasciò il palazzo nel marzo 2020, poco prima del primo lockdown, e non ci tornò più. Gli ultimi due anni di regno li trascorse tra Windsor e Balmoral. Carlo formalizza ora il destino di quelle 775 stanze. E lo fa con un argomento impeccabile, cioè l'interesse pubblico, l'accesso democratico al patrimonio nazionale.
I puristi storceranno il naso: la monarchia che si trasforma in "brand esperienziale", in "heritage" come dicono i consulenti con le slide in quei fastidiosi convegni sul turismo culturale. Ma forse Carlo fa bene. Se una logica da parco tematico c'è, è nel senso tecnico del termine: si massimizza il valore dell'asset liberandolo dal vincolo dell'uso privato.
Del resto la monarchia britannica è sopravvissuta ai secoli proprio perché ha saputo trasformarsi. Svuotarsi di sostanza reale e riempirsi di significato simbolico, che è più duraturo. Buckingham Palace vale maggiormente come esperienza collettiva che come residenza privata. Carlo lo sa e ce lo dice: ora il palazzo è tutto per noi. Milioni ben spesi.