Le aspettative sull’accordo Israele-Libano fanno rialzare la pressione su Hormuz

Al quarto giorno di negoziati diretti è stata firmata un'intesa che indica la strada per un prossimo ritiro delle forze israeliane quando l’esercito regolare di Beirut potrà prenderne il posto. Le pressioni di Teheran nello Stretto

26 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 18:43
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Al quarto giorno di negoziati diretti fra il governo libanese e Israele è stato raggiunto un accordo che indica la strada per un prossimo ritiro delle forze israeliane quando l’esercito regolare di Beirut potrà prenderne il posto e assicurare che Hezbollah non imporrà la sua presenza a ridosso del confine con lo stato ebraico. Sono state istituite due prime zone pilota, una al di sopra del fiume Litani e l’altra al di sotto, in cui i soldati israeliani cederanno il posto ai libanesi. Queste aree continueranno a essere monitorate e sarà la prima volta che ci sarà un avvicendamento fra Gerusalemme e Beirut. 
Gli americani hanno firmato l’accordo con Israele e con il Libano, si occuperanno di assicurare che davvero, prima che l’esercito regolare libanese subentri, non ci siano più miliziani di Hezbollah. La strada è ambiziosa, a tratti sembra di averla già percorsa, l’ostacolo rimane lo stesso degli accordi precedenti: costringere il gruppo armato e finanziato dalla Repubblica islamica dell’Iran a disarmarsi. Potrebbe essere un cambiamento storico, in un contesto in cui gli accordi durano meno del tempo della firma, come dimostra la situazione a Hormuz. Oggi, il presidente americano Donald Trump ha parlato di una “una sciocca violazione del nostro accordo di cessate il fuoco”, sul suo social Truth ha scritto che Teheran ha lanciato “almeno quattro droni d’attacco unidirezionali contro navi che attraversavano lo Stretto. Uno dei droni ha colpito in pieno il ponte superiore di una grande e costosissima nave mercantile, che ha subito danni, ma è riuscita a proseguire il suo viaggio. Abbiamo abbattuto altri tre droni”.
Giovedì, dopo che una nave battente bandiera di Singapore è stata colpita a 7,5 miglia nautiche a sud-est del porto di Dahit, in Oman, l’Organizzazione marittima internazionale (Imo) delle Nazioni Unite ha sospeso l’evacuazione prevista di oltre undicimila marinai bloccati nello Stretto di Hormuz iniziata dopo l’accordo preliminare fra Stati Uniti e Iran. Arsenio Dominguez, segretario generale dell’Imo, ha dichiarato che da martedì 115 navi e 2.500 marittimi sono stati evacuati dallo Stretto, la navigazione è ripresa ma il traffico rimane ben al di sotto dei livelli normali e rimangono molti dubbi su quali rotte marittime le navi debbano utilizzare. Nei giorni scorsi l’Oman e l’Imo hanno proposto un nuovo corridoio di navigazione che aggirerebbe parzialmente le acque sotto il diretto controllo dell’Iran, ma il piano è stato respinto da Teheran. Lo stesso giorno, mentre la Ever Lovely seguiva il corridoio vicino alla costa dell’Oman, è stata colpita da “un proiettile non identificato”.
La compagnia taiwanese Evergreen Marine ha detto che i ventuno membri della Ever Lovely sono ora al sicuro e che la nave sta proseguendo il suo viaggio, ma l’attacco “è stato ingiustificabile”. Non c’è stata rivendicazione da parte di Teheran, ma subito dopo il primo incidente nello Stretto dal cessate il fuoco il regime iraniano ha inasprito i toni. Le Guardie della rivoluzione islamica hanno fatto sapere che le navi, indipendentemente dal fatto che attraversino le acque territoriali iraniane o omanite, devono operare in pieno coordinamento con le autorità iraniane. Secondo la tv di stato iraniana, almeno tre petroliere straniere avrebbero tentato di attraversare lo Stretto “senza autorizzazione” e sarebbero tornate indietro dopo un avvertimento di Teheran, un dato confermato anche secondo i dati di tracciamento navale di Lloyd’s List Intelligence, mentre secondo la società Kpler il numero di navi in transito nello Stretto giovedì è sceso a 54 rispetto alle 73 del giorno precedente, ci vorranno settimane, se non mesi, prima che la produzione di petrolio torni a pieno regime nel Golfo. Il controllo su Hormuz è la leva più importante per il regime nei negoziati con gli Stati Uniti, per questo anche la propaganda iraniana da giorni rivendica l’autorità nella gestione del traffico marittimo: “L’unica legge che governa questa regione è ancora la legge della Repubblica islamica dell’Iran”, ha detto un giornalista dell’emittente statale Irib.