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Editoriali •
Pedro Sánchez non ha più una maggioranza
Il Congresso dei deputati spagnoli ha votato l'attesa mozione "anti Sánchez" del Partito popolare (Pp): non è una mozione di sfiducia, ma invita "il primo ministro a sollevare una mozione di fiducia". La maggioranza dei deputati ha detto "sì". Decisivi i voti degli indipendentisti di Junts. Ma il premier tira avanti
26 GIU 26

Il Congresso dei deputati spagnoli alla fine ce l'ha fatta: ha votato l'attesa mozione "anti Sánchez" del Partito popolare (Pp). Il testo è stato riscritto più volte, poiché la maggioranza di sinistra presso l'Ufficio di presidenza del Congresso lo rimandava regolarmente al mittente in quanto ritenuto estraneo a competenze che sono esclusive del premier: solo il governo può porre una questione di fiducia. Infatti non si tratta di una vera mozione di sfiducia, ma di un testo che si limita a "esortare il primo ministro a valutare l'opportunità di sollevare una mozione di fiducia". Ha però un valore simbolico, perché la maggioranza dei deputati lo ha approvato e il giorno prima era stato approvato dai senatori. Decisivi, accanto al Pp e a Vox, i voti di Junts, il partito dgli indipendentisti catalani che già a novembre si erano chiamati ufficialmente fuori dalla maggioranza e che in questi mesi hanno fatto il tiro al bersaglio con i decreti del governo (come quello sulla proroga degli affitti).
Di fatto, quello di Sánchez è da tempo un governo per il disbrigo degli affari correnti, un esecutivo senza maggioranza parlamentare che si ostina a proseguire fino alla scadenza naturale del mandato. È proprio questo l'argomento forse più forte di chi ne chiede le dimissioni, a prescindere dagli scandali, dai sospetti pesanti e circostanziati dei giudici o dall'inevitabile foga forcaiola di tanti.
Ma in Spagna non succede niente perché l'opposizione, per andare oltre la modesta richiesta di dimissioni, dovrebbe unirsi per un voto di censura (la cosiddetta sfiducia costruttiva) che sia capace di insediare un nuovo governo. E i nazionalisti periferici, quei catalani che al Congresso parlano solo del popolo catalano in lingua catalana, costringendo il resto dell'Aula ad ascoltare nelle cuffiette della traduzione simultanea come se fossero a Strasburgo, non sono disposti a formare una coalizione con i nazionalisti centralisti di Vox. In casa sono stati quasi scavalcati da altri nazionalisti più puri e duri e sarebbe la loro condanna a morte. E così Sánchez tira a campare.

