Esteri
Caracas sotto le macerie •
Venezuela, la conta impossibile dopo il sisma
Mentre il governo aggiorna il bilancio delle vittime, Onu e opposizione denunciano migliaia di dispersi e ritardi nei soccorsi. Le ong si mobilitano tra macerie, caos e bisogni urgenti. Polemiche e corsa ai soccorsi
Il presidente dell'Assemblea Nazionale Jorge Rodríguez ha aggiornato a 920 il numero delle vittime del sisma in Venezuela, cui sempre secondo le informazioni ufficiali si aggiungerebbero 3360 feriti e 172 dispersi. Ma sia una pagina web creata ad hoc che l'Onu affermano che i dispersi sarebbero almeno 50.000, e sempre l'Onu in un rapporto stima 6,7 miliardi di dollari in danni. Dopo l'arrivo dagli Stati Uniti di tre C-17 con attrezzature per la ricerca e il soccorso urbano, MV-22 per valutare gli aeroporti colpiti e due navi della Marina per supportare le operazioni di soccorso la presidente a interim Delcy Rodríguez, sorella di Jorge, ha parlato con Donald Trump. “Ha ribadito il sostegno degli Stati Uniti in questo momento difficile” ha riferito.
Sempre Delcy Rodríguez ha visto Kevin Jarrard, il generale dei marines arrivato per supervisionare gli aiuti, in un incontro cui hanno preso parte anche il fratello, il ministro dell'Interno Diosdado Cabello e diplomatici Usa. “La cosa più importante è salvare le persone vive” ha detto in un nuovo rapporto sulla situazione, dichiarando che il 60 per cento del servizio elettrico nelle zone colpite dai terremoti è stato ripristinato. Ma dall'opposizione e anche dall'opinione pubblica arrivano attacchi durissimi. La Piattaforma Unitaria Democratica dopo aver espresso la sua solidarietà alle famiglie che hanno perso i propri cari ha dichiarato in un comunicato che il paese “ha bisogno di istituzioni capaci di prevenire, rispondere e proteggere la vita dei suoi cittadini”. Ex direttore della Protezione Civile, Ángel Rangel ha denunciato che "le Forze Armate sono state assenti" dalle operazioni di soccorso in Venezuela, e ha sottolineato come la crisi sociale, economica e politica che il Paese stava già affrontando ha aggravato l'impatto distruttivo del doppio terremoto del 24 giugno.
L’accesso alle aree più colpite è limitato dalle autorità per le ispezioni strutturali, conferma Azione Contro la Fame: dal 2014, sede italiana di un network internazionale nato in Francia nel 1979, che è specializzato nella lotta alla fame e alla malnutrizione, e che interviene nei contesti di emergenza e lavora per costruire autonomia nel lungo periodo, attraverso programmi integrati di nutrizione e salute, sicurezza alimentare e mezzi di sussistenza, acqua e igiene, salute mentale e supporto psicosociale, prevenzione dei disastri e resilienza. Ente del terzo settore, opera 52 paesi e aiuta 21,2 milioni di persone. “Il nostro team è già sul campo, per valutare la situazione in un contesto ancora in rapida evoluzione. Non appena i bisogni più urgenti saranno definiti con maggiore chiarezza, siamo pronti a intervenire”, dichiara Benedetta Lettera, responsabile delle operazioni di Azione Contro la Fame in America Latina. “La situazione è caratterizzata da connettività limitata e difficoltà nelle comunicazioni, che ostacolano sia la nostra capacità di spostarci sia quella di raccogliere informazioni in tempo reale. Nonostante questo, i team di Azione Contro la Fame rimangono attivi e in contatto, monitorando l'evoluzione dell'emergenza”, aggiunge da Caracas afferma Dunia de Barnola, country director di Azione Contro la Fame in Venezuela.
È vero che i morti alla fine potrebbero arrivare fino a 100.000?, chiediamo a Benedetta Lettera. “Speriamo di no”, ci risponde. “È una stima che si fa in base alla quantità di popolazione in un posto specifico. Sicuramente i numeri cambieranno. Ma ora ci sono molte difficoltà di accesso fisico a Caracas. Ci sono tutta una serie di zone in cui si può entrare. Prima di togliere via tutti i detriti, sarà difficile avere dei numeri chiari su quante persone possano aver perso la vita. Dovremo aspettare qualche settimana. Comunque sì, probabilmente i numeri aumenteranno molto”.
Benedetta Lettera insiste che “ci sono zone molto colpite a cui è difficile arrivare. Quindi per ora si procede un po' alla volta a liberare le persone dalle macerie e dai detriti. E, a mano a mano, si sta vedendo quali sono le necessità e le cose più urgenti da fare. La cosa più urgente è identificare le persone ancora con vita e metterle in salvo. Questo lo stanno facendo tutti i corpi di sicurezza. La protezione civile, tanto del Venezuela come degli altri paesi che hanno mandato appoggio. Ma noi non ci occupiamo di questo. Come organizzazione, il nostro lavoro va soprattutto in assicurare che ci siano acqua e prodotti per l'igiene. Poi ci stanno arrivando richieste di medicine, e poi c'è la parte dell'alimentazione. Ma ovviamente è importante coordinarsi e non andare come dei cani sciolti. In emergenza è essenziale evitare di fare cose che già stanno facendo altri”.
Azione contro la fame non fa politica, quindi non commenta le critiche al governo. Benedetta Lettera osserva che comunque “I terremoti sono sempre dei disastri naturali difficili da gestire perché, non si possono prevedere, a differenza di altri tipi di disastri come i tifoni o i vulcani su cui si può fare monitoraggio. Un terremoti di questa magnitudo nessun governo riuscirebbe a gestirlo. Le prime ore sono di caos. Quando l'epicentro è così vicino alla superficie, gli edifici cadono. Solo nelle prime 24 ore si sono potuti contare 240 edifici caduti. (9:06) Quindi è veramente una dimensione enorme. La popolazione del Venezuela sta aiutando e sta facendo tutto quello che può fare. Ma è normale che manchino molte cose e che le persone poi siano disperate, perché c'è bisogno di tutto”.
Cosa state facendo, in concreto? “Non c'è bisogno, ad esempio, di mandare medicine o vestiti. A Caracas si può comprare di tutto, e quindi è meglio non sovraccaricare la struttura di funzionamento con invii di materiali. Quello che stiamo facendo è distribuire kit di igiene e acqua sicura, e dare appoggio agli anziani. Non appena possibile ci occuperemo di installare sistemi di emergenza per l'accesso ad acqua e ad risanamento. Poi, per quanto riguarda la salute, stiamo vedendo con il Ministero di Salute di organizzare giornate mediche. Noi abbiamo un importante stock di medicine perché lavoriamo molto con la salute in Venezuela. È poi molto importante l'appoggio psicologico. C'è in questo momento una situazione di enorme fragilità in persone che hanno perso tutto o che comunque sono immerse in una situazione di caos totale. Con esperti venezuelani, ci occuperemo della prima assistenza psicologica. Un'altra cosa importante, quando si metteranno su i primi rifugi temporanei cercheremo di creare degli spazi riservati, soprattutto per le madri che stanno allattando. Un pericolo di queste grandi tragedie è che si perda il latte materno. Infine, c'è tutta la parte degli alimenti. Quindi non solo appoggiare cucine popolari e cucine comunitarie, ma anche dare equipaggiamento, come cucine eccetera”.
E cosa si può fare per appoggiarvi? “Noi chiediamo alle persone che donino? A Azione contro la fame, ma anche a altre organizzazioni in cui abbiano fiducia. L'importante è la solidarietà. Soprattutto da parte di noi italiani, che tante volte abbiamo visto il nostro territorio devastato da tragedie di questo tipo, e che abbiamo dunque una sensibilità particolare rispetto a situazioni come quelle che si stanno vivendo in Venezuela, che sono veramente molto dure”.